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Dall’Università di Bologna un approccio innovativo per decifrare il sistema di frazioni della scrittura Lineare A della Creta minoica

La decifrazione della Lineare A costituisce una delle grandi sfide aperte della ricerca scientifica sulle civiltà antiche.

Si tratta di uno dei quattro sistemi di scrittura nell'Egeo del II millennio a.C., i primi  apparsi in Europa. Fu utilizzato, a quanto risulta sinora, principalmente nelle attività amministrative ed economiche che si svolgevano nella Creta minoica dell'età del bronzo, tra 2500 e 1450 a.C., prima dell'avvento dei micenei.  

Un sistema di scrittura sillabico composto da una novantina di segni cui si aggiunge una serie foltissima di logogrammi, un trattino verticale separava le parole. La Lineare A include un complesso sistema di notazioni numeriche con segni che indicano non solamente unità intere ma anche frazioni. Segni stilizzati, angolari, semplici, lineari per l’appunto, quelli della Lineare A, una caratteristica che è la ragione probabilmente del suo imporsi e diffondersi. La lingua della lineare A ci è però ancora ignota e non è certamente l’antichissimo protogreco trascritto dal successivo, derivato sistema di scrittura impostosi nell'area egea, la lineare B, anche se assegniamo valori fonetici a quel 75% di segni che questo sistema più recente ha condiviso con la Lineare A. Non ci sono lunghe stringhe di testo nei documenti. Essi appaiono essere in tutta evidenza in primo luogo liste, con titoli, un logogramma seguito da un numero e/o da una frazione, quindi probabili inventari oppure assegnazioni o entrate e uscite. A differenza dei segni corrispondenti ai numeri interi che sono stati decifrati decenni or sono quelli legati alle frazioni rimangono ancora ignoti.

Oggi, il corpus lineare A, disponibile on line, comprende più di 7.400 segni su 1.527 iscrizioni, in stragrande maggioranza  documenti in argilla come tavolette, tondi e noduli.In alcuni casi l’uso della Lineare A è stato riscontrato anche in iscrizioni su offerte lasciate nei santuari e su gioielli. La maggior parte dei documenti sono stati trovati a Creta (siti minoici di Haghia Triadha, Chania, Cnosso, Festo, e Malia), pochi altri provengono dalle isole dell'Egeo, da Mileto sulla costa dell’Anatolia occidentale, da Tirinto, dalle isole del Peloponneso e da Tel Haror nel Levante. Sono giunti sino a noi grazie a un accidente perché i supporti argillosi su cui erano incise le iscrizioni, le tavolette di argilla, sono stati cotti dagli incendi che hanno distrutto i palazzi, prima minoici e poi micenei.

Un problema insoluto  quello della Lineare A in quelle che sono le più che complicate traiettorie delle filiere delle ripetute invenzioni sociali della scrittura, un enigma tra le scritture antiche che non possiamo leggere e la cui lingua non riusciamo ancora a identificare.

Ora un notevole passo in avanti viene compiuto da un gruppo di ricerca interdisciplinare guidato da Silvia Ferrara, professore ordinario del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell'Università di Bologna (Filologia e civiltà micenea), giovane ma con un robusto e cospicuo passato accademico tra Roma La Sapienza, Londra e Oxford.  Il team ha infatti messo a punto, nell'ambito del progetto INSCRIBE (Invention of Scripts and their Beginnings) del Consiglio europeo della ricerca, un metodo innovativo per arrivare ad assegnare specifici valori matematici ai segni con cui la Lineare A indica le frazioni, un versante della ricerca tuttora oggetto di serrato dibattito scientifico.

Silvia Ferrara, Michele Corazza, Barbara Montecchi, Miguel Valério e Fabio Tamburini   hanno reso disponibile on line a inizio settembre 2020 (https://doi.org/10.1016/j.jas.2020.105214) il loro lavoro dal titolo "The mathematical values of fraction signs in the Linear A script: A computational, statistical and typological approach", in corso di stampa sul prossimo numero del Journal of Archaeological Science pubblicato da Elsevier .

Se la scrittura è indecifrata non così la strategia adottata dai ricercatori dell’ateneo bolognese, chiara nell'approccio interdisciplinare che ha combinato i mezzi della tradizionale analisi epigrafica dei testi, in particolare un'attenta analisi paleografica dei segni e del loro utilizzo nelle iscrizioni, con sofisticati metodi computazionali, statistici e di concatenazione tipologica.

Strumenti di ricerca diversi e raramente utilizzati in modo congiunto ma sicuramente destinati in futuro a trovare un'applicazione sinergica, necessaria, sempre più diffusa in molti settori della ricerca sul nostro passato.

Due problemi principali si frappongono alla decifrazione di tutti i documenti che contengono una somma di frazioni: lo stato di danneggiamento e comunque di difficile interpretazione e le contraddizioni che si registrano nell'utilizzo di alcuni simboli, forse da ricondurre ai cambiamenti avvenuti nel sistema di notazione nel corso dei secoli. Proprio per questa ragione il gruppo di ricerca ha deciso di concentrarsi specificatamente sullo studio delle tavolette d'argilla e degli altri documenti disponibili risalenti a un periodo ben preciso, quello compreso tra il 1.600 e il 1.450 a.C. Si tratta di un periodo in cui l'utilizzo del sistema di scrittura dei numeri appare coerente in tutta l'isola di Creta.

Il punto di partenza è stato costituito dall'esame delle analisi compiute da altri studiosi in lavori precedenti, che suggerivano in maniera ipotetica valori per alcune frazioni. Si è proceduto quindi a un'accurata valutazione paleografica ed epigrafica dei segni delle frazioni. Il tentativo di identificare i possibili valori corrispondenti ai simboli ha poi visto l'applicazione di metodi di analisi computazionale basati su vincoli finalizzati a restringere il possibile spettro di valori per ogni segno, escludendo tutte le soluzioni impossibili. Ciò attraverso test multipli sulle frequenze dei segni e sulla plausibilità di un'istanza problematica. Grazie a metodi statistici le possibili iniziali soluzioni - per la precisione 3.794.740 soluzioni di combinazioni - sono state ridotte al minimo (5000 soluzioni) anche confrontando frazioni comuni nella storia delle civiltà (dati tipologici). Infine applicando altre strategie che hanno considerato la completezza e la coerenza delle frazioni come un sistema, gli studiosi sono arrivati a conclusione del loro studio, ottenuti grazie al complesso procedimento applicato risultati convergenti in modo coerente e sistematico, a ipotizzare i valori che con le ridondanze minime potrebbero corrispondere ai segni della Lineare A ancora indecifrati. Ne è scaturito il profilo di un sistema sessagesimale che mostra la capacità di rappresentare la maggior parte dei valori del tipo n / 60.

Una soluzione  che potrebbe avere implicazioni anche per lo studio della Lineare B, il sistema di scrittura utilizzata in epoca successiva dalla civiltà Micenea (ca 1450-1200 a.C.). La Lineare B fu decifrata nel 1952 da Michael Ventris e John Chadwick, basandosi esclusivamente, unica caso sinora in questo tipo di ricerche, sull'analisi statistica dei segni della scrittura. Non esistevano infatti confronti di traduzione e furono perciò utilizzate tecniche di decodifica militari (tra cui le triplette della Kober), in una delle più vertiginose imprese della storia dell’antichistica tra archeologia, epigrafia, linguistica e filologia.

I risultati mostrano infatti che la scrittura Lineare B dei Micenei ha riutilizzato anche alcune frazioni della Lineare A per esprimere particolari unità di misura. "Ad esempio - conferma la professoressa Silvia Ferrara - il segno che nella Lineare A indica 1/10 è stato adattato nella Lineare B come unità di misura per prodotti secchi che corrispondeva a 1/10 di una misura più grande".

Una continuità storica tra le due culture oltre che nei segni del sistema di scrittura ora appare confermata dalle frazioni e dalle unità di misura e ciò amplia la nostra prospettiva storica verso nuovi importanti traguardi.

 

Dall’Università di Bologna un approccio innovativo per decifrare il sistema di frazioni della scrittura Lineare A della Creta minoica

Il sito archeologico di Palmyra nelle prime immagini rese pubbliche del più recente satellite spia israeliano

ll ministero della Difesa israeliano ha scelto per il rilascio delle prime immagini pubbliche del suo nuovo, potentissimo satellite spia, Ofek 16, tre riprese del sito archeologico Patrimonio Mondiale dell'umanità UNESCO di Palmyra, in Siria. Elaborate dall'Unità 9900 di ricognizione geografica e visiva delle IDF, le immagini non riportano data o altre informazioni e sono state realizzate probabilmente nelle settimane intercorse tra il lancio del satellite avvenuto il 6 luglio dalla base aerea di Palmachim, nella parte centrale del paese, con un lanciatore Shavit, e il 25 agosto, giorno del comunicato stampa. La prima immagine ha un focus sul teatro di epoca romana adiacente al Tempio di Bel.

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L’alimentazione a Roma al tempo della caduta dell’Impero Romano e nei secoli successivi. La valutazione isotopica arricchisce il quadro delle nostre conoscenze.

Roma medievale, secoli di profondi cambiamenti nei modelli economici, demografici e sociali ma anche nelle abitudini nutrizionali. Arriva adesso uno studio, la prima vasta indagine sulle abitudini alimentari degli antichi abitanti della Roma medievale, che mira a definire il profilo dietetico della popolazione della città tra V e XI secolo grazie all'analisi degli isotopi stabili del carbonio e dell'azoto. Oltre alla caratterizzazione alimentare della popolazione romana nel primo medioevo la ricerca, sostenuta dal MIUR (PRIN 2015), ha avuto l’obiettivo di istituire confronti  valutativi tra la dieta medievale a Roma con quella di altri siti italiani e con quella di età imperiale, sempre a Roma, contribuendo in quest’ultimo caso a delineare un quadro complessivo dell'impatto del declino dell'Impero romano anche sulle abitudini alimentari.

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Telerilevamento da UAS in archeologia. Metodologie e tecnologie emergenti nell’ultimo decennio, stato dell’arte e scenari futuri in un importante studio dell’Università e del Politecnico di Torino

Gli sviluppi scientifici e tecnologici che nell’ultimo decennio hanno portato a piattaforme aeree senza equipaggio UAS (Integrated Unmanned Aircraft System), con veicoli sempre più leggeri e potenti, con l’integrazione di sensori sempre più miniaturizzati, attivi e passivi, operanti a varie lunghezze d'onda, hanno reso accessibile, economico ed efficace il rilevamento a distanza ravvicinata e ad alta risoluzione anche in vari ambiti della ricerca archeologica, da quello prevalente della prospezione al monitoraggio e a molti altri ancora.

Mancava sino a oggi un quadro complessivo e una revisione sistematica su questi recentissimi progressi della ricerca.

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Mummie di animali. La microtomografia e l'imaging 3D restituiscono nuove informazioni su vita, sofferenza e morte degli animali e le loro relazioni con l’uomo nell’antico Egitto


Nell'antico Egitto il rituale della mummificazione non riguardava solamente gli umani cui doveva garantire la rinascita nell'aldilà. Pratica comune era anche la mummificazione degli animali, non solamente quelli domestici come cani e gatti, ma anche di uccelli come ibis e falchi, pesci, mucche, serpenti e addirittura di coccodrilli. Se ne è proposta una classificazione: animali domestici sepolti con il loro proprietario, mummie di vettovagliamento sepolte con l'umano in modo da fornire cibo nell'aldilà, animali sacri adorati durante la loro vita, particolari animali associati a specifiche divinità con mummie che venivano poste nei templi come offerte votive. Una gran parte delle decine di milioni di mummie animali realizzate dagli egizi tra il VII sec. a.C. e il V d.C. è per l’appunto interpretata come offerta votiva, simbolo di affiliazione religiosa e strumento di comunicazione tra le persone viventi e gli dei. I gatti erano spesso legati alla dea della fertilità Bastet. Cospicui cimiteri di mummie feline sono stati trovati a Bubastis, Tebe, Saqqara e Beni Hasan. Alcuni uccelli erano collegati con divinità solari e del cielo Horus, Sokar e Re.  Le mummie erano acquistate dai frequentatori dei templi in una quantità enorme tanto che si è parlato di industria delle mummie animali dell'antico Egitto. Gli animali venivano allevati o catturati dai custodi e in seguito macellati quando erano piuttosto giovani e mummificati dai sacerdoti del tempio a scala industriale. "L'industria" della mummificazione animale richiedeva volumi di produzione elevati presupponendo l’esistenza di strutture e di programmi di allevamento specifici. Il gran numero di uccelli mummificati suggerisce che molti potrebbero essere stati raccolti selvatici piuttosto che essere stati allevati nei recinti dei templi. La domanda in alcuni periodi deve aver superato l’offerta tanto da spiegare i risultati cui giunse anni or sono una ricerca dell’Università di Manchester su più di 800 mummie animali rivelando che circa un terzo dei fasci di stoffa non conteneva affatto materiale animale. Una truffa a danno dei creduli fedeli? La questione è controversa. Giunge adesso una ricerca di un team di ricercatori del Regno Unito composto da ingegneri, archeologi, biologi ed egittologi che con metodologie e strumentazioni avanzate tenta di formulare ipotesi credibili su come potrebbe essere stata la vita di questi animali, la loro soppressione e il trattamento rituale di mummificazione. Una ricerca pilota in attesa che in futuro altri studi confermino o meno gli indicatori rinvenuti delle cattive condizioni in cui erano tenute le bestiole, gli stessi schemi di trauma e di trattamento di mummificazione messi in luce dalla ricerca.

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Stonex S70G Handheld GNSS RTK

S70G è un sistema GNSS multicostellazione a doppia frequenza che permette di rilevare dati e foto sul campo in maniera facile e veloce.
Viene fornito con un’antenna collegata direttamente al tablet che garantisce una precisone di 2cm. Il sistema quindi si rivela compatto e maneggevole, perfetto per rilievi sul campo in aree archeologiche.

Stonex S70G Handheld GNSS RTK

Innovativa tecnologia non-invasiva ricava informazioni molecolari da una Mummia Egizia

Grazie ad un’innovativa tecnologia finora utilizzata solo per lo studio di manoscritti, tessili e dipinti risalenti al massimo a qualche centinaio di anni fa, il team di ricercatori dell'Università di Torino è riuscito a sequenziare le proteine della pelle mummificata e a caratterizzare il microbioma presente sulla superficie del corpo di una giovane donna vissuta a Gebelein (Alto Egitto) durante l’Antico Regno, oltre 4000 anni fa.

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Ground Penetrating Radar sistematicamente impiegato a totale copertura di una intera città antica

Impiego sistematico a totale copertura di un’intera area urbana del GPR (Ground Penetrating Radar) ad alta risoluzione e della magnetometria in combinazione con tecniche innovative di trattamento dei dati. Questa l’approccio di un gruppo di ricerca  composto da ricercatori delle università di Cambridge e di Ghent che promette di spalancare allo studio dell'urbanistica romana nuove promettenti prospettive di sviluppo.  (Lieven Verdonck, Alessandro Launaro , Frank Vermeulen e Martin Millett) che hanno pubblicato i risultati della loro ricerca sul numero di giugno 2020 di Antiquity  Volume 94, Issue 375pp. 705-723 (https://doi.org/10.15184/aqy.2020.82)

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Tra i tesori sommersi di Baia con una app

Tramite la app “Baiae dry visit”, realizzata da 3D Research s.r.l. nell'ambito del progetto Europeo iMareCulture, fruibile su smartphone, tablet, Android e iOS, oppure con un visore 3D, ci si può catapultare tra i resti della città sommersa di Baia, nel Parco Archeologico Campi Flegrei.
In epoca romana la città di Baia doveva essere caratterizzata da ricche e complesse ville. Infatti, era molto amata dall’aristocrazia romana, come luogo di riposo e di villeggiatura. 

Tra i tesori sommersi di Baia con una app

Un test per il rilievo dell'area del Duomo di Milano con Nubigon

Quando si combina il dato proveniente dal Laser Scanner Riegl VZ400i con il software di visualizzazione e modellazione 3D NUBIGON il risultato è semplicemente sorprendente. È il caso dell’attività dimostrativa svolta da MicroGeo presso il Duomo di Milano.

Il rilievo è stato eseguito per un totale di 60 punti di scansione. Per ogni scansione sono stati acquisiti circa 22 milioni di punti e 6 immagini ad alta risoluzione (impiegando una fotocamera Nikon D610 nikkor 14mm in modalità HDR) al fine di produrre un'immagine panoramica utile alla colorazione dei punti.

Un test per il rilievo dell'area del Duomo di Milano con Nubigon

Decine di siti archeologici scoperti in Gran Bretagna con immagini LiDAR

Smart working è proprio il caso di dirlo. Primo perché si tratta di lavoro agile e dal salotto di casa e poi perché il coordinatore si chiama, nomen omen, Chris Smart.  E’ un archeologo che studia il paesaggio, impegnato in un post Doc presso l’università di Exeter, nell'ambito del progetto National Understery Heritage Fund supportato dal progetto Understanding Landscapes. Non scoraggiatosi per il blocco dei survey e delle ricerche sul campo e quello prevedibile degli scavi programmati nel tradizionale prossimo periodo estivo, Smart ha avuto l’idea brillante di mettere al lavoro da casa durante il lockdown per il coronavirus un gruppo di intraprendenti volontari della ricerca archeologica.

Decine di siti archeologici scoperti in Gran Bretagna con immagini LiDAR

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