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Il pigmento ritrovato: il blu egizio negli affreschi di Raffaello a Villa Farnesina

Gli Egizi diedero vita al primo colore di origine inorganica della storia, vale a dire il “blu egizio”, chiamato così proprio in onore del popolo che lo inventò nell'orizzonte del Mediterraneo, ma che ebbe grande diffusione e ampio utilizzo anche presso altre civiltà, quali gli Etruschi, i Greci e i Romani. Soprattutto grazie ai Romani siamo a conoscenza di alcuni dettagli importanti: infatti, all’interno del “De Architectura” di Vitruvio, in cui il 'blu egizio' viene chiamato caeruleum, vi è la descrizione del procedimento e gli ingredienti per prepararlo.

Il pigmento ritrovato: il blu egizio negli affreschi di Raffaello a Villa Farnesina

Identificate le cause della crisi biologica della fine del Paleozoico

Un nuovo studio internazionale, pubblicato su Nature Geoscience, fornisce prove biogeochimiche sui cambiamenti ambientali e climatici che hanno portato alla più devastante estinzione della vita sulla Terra nel passato geologico. Il lavoro di ricerca, a cui ha collaborato l’Università Statale di Milano, ha determinato che il rilascio di immense quantità di CO2 durante eventi di vulcanismo causò acidificazione degli oceani e riscaldamento globale, fenomeni letali per molti organismi.

Identificate le cause della crisi biologica della fine del Paleozoico

Ricostruzione 3D del volto di Raffaelo Sanzio

Dopo secoli di dissidi, la tecnologia ha 'localizzato' i resti di Raffaello Sanzio. Le ricerche sono state condotte dal Centro di Antropologia molecolare per lo studio del DNA antico, Dipartimento di Biologia dell’Università degli studi di Roma “Tor Vergata” che, in collaborazione con la Fondazione Vigamus e l’Accademia Raffaello di Urbino, ha realizzato una ricostruzione tridimensionale computerizzata del volto di Raffaello Sanzio in età matura, per accertare l’identità dei resti custoditi nella tomba del Pantheon. 

Ricostruzione 3D del volto di Raffaelo Sanzio

L’analisi degli ostraka di Arad apre un nuovo filone di ricerca

Le analisi forensi poliziesche, unite ad algoritmi computeriali, hanno gettato nuova luce su un corpus di frammenti ceramici di 2.500 anni ritrovati nel sito di Arad durante gli scavi degli anni ’60. Tratta di questo un articolo pubblicato di recente da un gruppo di ricercatori dell’Università di Tel Aviv e degli esperti della polizia forense, in cui sono stati analizzati 18 testi su 16 ostraka (frammenti ceramici con delle iscrizioni a inchiostro) e sono riusciti a risalire a un totale di 4/7 autori diversi tramite lo studio della calligrafia unito a un sistema di analisi computeriale che ha individuato i gruppi di frammenti scritti dallo stesso autore.

L’analisi degli ostraka di Arad apre un nuovo filone di ricerca

Un approccio multi-proxy per comprendere il deterioramento dei beni culturali in forma organica

Quando si lavora con resti organici provenienti da siti archeologici, i ricercatori hanno notato che quelli conservati nei musei sono spesso in condizioni migliori rispetto a quelli recuperati in scavi più recenti. Nel tentativo di convalidare l'accuratezza di questa opinione tacita ma condivisa, i ricercatori hanno condotto uno scavo presso il famoso sito svedese del Mesolitico Medio Ageröd. Il sito è stato scelto per le grandi quantità di resti organici recuperati in due precedenti campagne di scavo del sito (negli anni '40 e di nuovo negli anni '70) e perché si trova in una parte appartata della Svezia meridionale che non ha visto tutte le principali costruzioni stradali, ferrovie o edifici moderni nelle immediate vicinanze del sito.

Un approccio multi-proxy per comprendere il deterioramento dei beni culturali in forma organica

Ricostruzione 4D per studiare evoluzione scavi archeologici

Alfonso Benito Calvo, ricercatore presso il Centro Nacional de Investigacion sobre la Evolucion Humana (CENIEH), ha coordinato un recente studio pubblicato sulla rivista Digital Applications in Archaeology and Cultural Heritage sulla ricostruzione 4D di siti paleoarcheologici utilizzando laser scanner terrestri e software per l’elaborazione 3D affinché si possano studiare i siti archeologici anche dopo che sono stati scavati. Il termine 4D, dunque, è stato introdotto per definire riproduzioni tridimensionali in tempo reale, in cui la quarta dimensione è rappresentata dal tempo!

Ricostruzione 4D per studiare evoluzione scavi archeologici

UnderwaterMuse un parco archeologico sommerso riprodotto in 3D

Il progetto internazionale UnderwaterMuse “Immersive Underwater Museum Experience for a wider inclusion” punta a valorizzare e rendere accessibile l’ingente patrimonio sommerso della Baia di Camerini, altrimenti invisibile o comunque riservato a pochi, attraverso la creazione di parchi archeologi sommersi e l’uso narrativo e comunicativo proprio della realtà virtuale. Oltre all’Università del Salento ed al Politecnico di Torino sono coinvolti l’Università di Foggia, l’Università di Bari e l’Associazione Onlus A.S.S.O. – Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione, che fin dal 1990 si occupa di ricerche archeologiche e speleologiche subacquee.

UnderwaterMuse un parco archeologico sommerso riprodotto in 3D

Zamani Project: la salvaguardia di siti in via di estinzione attraverso tecnologie all’avanguardia.

Il patrimonio culturale è il fondamento di ogni società e cultura. Con sede presso la School of Architecture Planning and Geomatics della Faculty of Enginerring & the Built Enviroment, Zamani Project è un gruppo di ricerca che ospita uno dei database più estesi al mondo di siti e strutture del patrimonio culturale africano, sviluppato utilizzando la più moderna tecnologia di documentazione. Con il sostegno delle  Fondazioni Mellon, Saville e della tecnologia Epic Games, il progetto Zamani ha documentato più di 250 strutture, siti d’arte rupestre e statue in 65 siti del patrimonio in 18 paesi: in Africa, Medio Oriente, Sud-est asiatico ed Europa.

Zamani Project: la salvaguardia di siti in via di estinzione attraverso tecnologie all’avanguardia.

Produrre vino fenicio: le strutture di Tell el-Burak (Libano) sotto il microscopio.

Se da un lato l’archeologia ci ha restituito numerose prove del consumo e commercio di vino e del suo ruolo nelle società antiche, dall’altra rinvenire strutture per la sua produzione, soprattutto nel Levante, risulta più arduo. L’indagine condotta dalla missione tedesco-francese svela parte di questo processo, leggendo attraverso la “trama” degli intonaci usati per la costruzione delle strutture produttive. L’importanza del vino nella realtà socioeconomica e rituale nell’antichità risulta spesso evidente in archeologia, grazie ai moltissimi frammenti di forme ceramiche che ne testimoniano non solo il consumo, ma anche i costumi legati ad esso: si pensi ad esempio alla riproduzione ed adattamento di moltissimi set per bere vino e a come questi testimonino una grande ricchezza di scambi interculturali.

Produrre vino fenicio: le strutture di Tell el-Burak (Libano) sotto il microscopio.
A destra, ricostruzione della pressa da vino di Tell el-Burak; a sinistra, la pressa da vino, vista da sud-ovest (fig. 2 e 3 da Fonte)

Ricostruzione 3D di navi romane di Ostia antica

Un team di ricercatori provenienti da Italia e Francia ha realizzato ricostruzioni 3D molto realistiche di tre barche in legno dell'antico porto romano di Ostia. Ostia antica era una città portuale situata alla foce del fiume Tevere, a circa 30 km (18 miglia) a ovest di Roma. La leggenda fa risalire la prima fondazione di Ostium, prima colonia di Roma, al quarto re di Roma, Anco Marzio nel 620 a.C. appena settant'anni dopo la fondazione di Roma, mentre la documentazione archeologica conferma e attribuisce in modo inequivocabile la nascita solo tra il VI secolo e il III.

Ricostruzione 3D di navi romane di Ostia antica

La prima ricostruzione del viso di un bambino in 3D

Un'usanza specifica del periodo greco-romano dell'antico Egitto, rinvenuta in numerose sepolture di quel periodo, era il posizionamento di ritratti di mummie sul viso imbalsamato, mentre il resto del corpo veniva avvolto in bende di lino secondo i tipici riti funerari dell'antico Egitto. Da quando furono menzionati per la prima volta dal mercante d'arte austriaco Theodor Graf nel 1887, sono stati scoperti circa 1.000 di questi ritratti, la maggior parte dei quali sono stati trovati nell'area di Fayoum. Attualmente, si presume che diverse centinaia di quei ritratti esistano in vari musei e collezioni, sia come oggetti isolati che come parti di mummie complete. Tuttavia, solo il 10% stimato dei ritratti è ancora attaccato alla mummia.

La prima ricostruzione del viso di un bambino in 3D

Straordinaria scoperta di neuroni nel cervello vetrificato di una vittima dell'eruzione del 79 d.C.

Lo studio condotto in collaborazione con il Parco Archeologico di Ercolano dai ricercatori della Federico II, del CEINGE-Biotecnologie Avanzate, delle Università Roma Tre e la Statale di Milano e del CNR è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista PLOS ONE. Un nuovo studio pubblicato dal PLOS ONE (*), autorevole rivista scientifica americana, rivela l’eccezionale scoperta di neuroni umani da una vittima dell'eruzione che nel 79 d.C. seppellì Ercolano, Pompei e l'intera area vesuviana fino a 20 km di distanza dal vulcano.

Straordinaria scoperta di neuroni nel cervello vetrificato di una vittima dell'eruzione del 79 d.C.

Stonex Cube-fly: Software di Pianificazione del volo e Fotogrammetria

Stonex Cube-fly è stato sviluppato per funzionare su pc con sistema operativo Microsoft Windows. Il software permette di sviluppare pianificazioni avanzate di missioni per il drone e di elaborare calcoli fotogrammetrici di immagini digitali. Scegliendo una delle camere preimpostate e selezionando l’area per la missione, il software calcola in automatico il percorso e le informazioni del volo, come la velocità, il tempo totale e il numero di scatti. Modificando la quota del volo, si può ottenere il GSD (ground sample distance) desiderato. Le immagini possono essere processate per ottenere nuvole di punti 3D, mesh e ortofoto.

Stonex Cube-fly: Software di Pianificazione del volo e Fotogrammetria

Sistema Fotogrammetrico 3D Eye per i Beni Culturali e Archeologici

L’applicazione della Fotogrammetria a tutti i campi dei Beni Culturali permette di ottenere in modo rapido informazioni metricamente precise, fondamentali allo studio sia di strutture murarie che di reperti di piccole dimensioni. Le informazioni così acquisite possono essere consultate anche senza avere sotto controllo l’oggetto della ripresa fotografica. Inoltre, è un ottimo metodo per creare una banca dati del sito dal quale è possibile attingere ogni tipo di informazione anche dopo eventi che ne hanno modificato le proprietà. Per quanto riguarda l’Archeologia la Fotogrammetria è sicuramente la tecnologia più adatta combinando tempi, risultati e qualità. Questo perché consente di documentare sia la forma effettiva sia l’aspetto cromatico del manufatto in maniera rapida, rendendo possibile l’analisi delle eventuali deformazioni dello stesso nel tempo. Inoltre, non è raro il caso in cui un manufatto debba essere ricoperto dopo il periodo di scavi, in questi casi la fotogrammetria permette di creare un modello virtuale perfettamente interrogabile in qualsiasi momento, senza avere la necessità di trovarsi sul luogo del manufatto.
Il sistema fotogrammetrico 3D EYE ideato dalla Microgeo rappresenta un’ottima soluzione per il mondo dei Beni Archeologici e Culturali. Il sistema di stabilizzazione, si installa rapidamente sulla sommità di un’asta telescopica, in fibra di carbonio ed è in grado di raggiungere la massima estensione di 9 m. Il 3D EYE è dotato di una fotocamera con sensore APS-C da 24 MPX e una Gimbal a tre assi che assicura una maggiore stabilità anche in condizioni difficili, mantenendo stabile l’ortogonalità di scatto rispetto al piano d’interesse.

Sistema Fotogrammetrico 3D Eye per i Beni Culturali e Archeologici

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