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Produrre vino fenicio: le strutture di Tell el-Burak (Libano) sotto il microscopio.

Se da un lato l’archeologia ci ha restituito numerose prove del consumo e commercio di vino e del suo ruolo nelle società antiche, dall’altra rinvenire strutture per la sua produzione, soprattutto nel Levante, risulta più arduo. L’indagine condotta dalla missione tedesco-francese svela parte di questo processo, leggendo attraverso la “trama” degli intonaci usati per la costruzione delle strutture produttive. L’importanza del vino nella realtà socioeconomica e rituale nell’antichità risulta spesso evidente in archeologia, grazie ai moltissimi frammenti di forme ceramiche che ne testimoniano non solo il consumo, ma anche i costumi legati ad esso: si pensi ad esempio alla riproduzione ed adattamento di moltissimi set per bere vino e a come questi testimonino una grande ricchezza di scambi interculturali.

Produrre vino fenicio: le strutture di Tell el-Burak (Libano) sotto il microscopio.
A destra, ricostruzione della pressa da vino di Tell el-Burak; a sinistra, la pressa da vino, vista da sud-ovest (fig. 2 e 3 da Fonte)

Ricostruzione 3D di navi romane di Ostia antica

Un team di ricercatori provenienti da Italia e Francia ha realizzato ricostruzioni 3D molto realistiche di tre barche in legno dell'antico porto romano di Ostia. Ostia antica era una città portuale situata alla foce del fiume Tevere, a circa 30 km (18 miglia) a ovest di Roma. La leggenda fa risalire la prima fondazione di Ostium, prima colonia di Roma, al quarto re di Roma, Anco Marzio nel 620 a.C. appena settant'anni dopo la fondazione di Roma, mentre la documentazione archeologica conferma e attribuisce in modo inequivocabile la nascita solo tra il VI secolo e il III.

Ricostruzione 3D di navi romane di Ostia antica

La prima ricostruzione del viso di un bambino in 3D

Un'usanza specifica del periodo greco-romano dell'antico Egitto, rinvenuta in numerose sepolture di quel periodo, era il posizionamento di ritratti di mummie sul viso imbalsamato, mentre il resto del corpo veniva avvolto in bende di lino secondo i tipici riti funerari dell'antico Egitto. Da quando furono menzionati per la prima volta dal mercante d'arte austriaco Theodor Graf nel 1887, sono stati scoperti circa 1.000 di questi ritratti, la maggior parte dei quali sono stati trovati nell'area di Fayoum. Attualmente, si presume che diverse centinaia di quei ritratti esistano in vari musei e collezioni, sia come oggetti isolati che come parti di mummie complete. Tuttavia, solo il 10% stimato dei ritratti è ancora attaccato alla mummia.

La prima ricostruzione del viso di un bambino in 3D

Straordinaria scoperta di neuroni nel cervello vetrificato di una vittima dell'eruzione del 79 d.C.

Lo studio condotto in collaborazione con il Parco Archeologico di Ercolano dai ricercatori della Federico II, del CEINGE-Biotecnologie Avanzate, delle Università Roma Tre e la Statale di Milano e del CNR è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista PLOS ONE. Un nuovo studio pubblicato dal PLOS ONE (*), autorevole rivista scientifica americana, rivela l’eccezionale scoperta di neuroni umani da una vittima dell'eruzione che nel 79 d.C. seppellì Ercolano, Pompei e l'intera area vesuviana fino a 20 km di distanza dal vulcano.

Straordinaria scoperta di neuroni nel cervello vetrificato di una vittima dell'eruzione del 79 d.C.

Stonex Cube-fly: Software di Pianificazione del volo e Fotogrammetria

Stonex Cube-fly è stato sviluppato per funzionare su pc con sistema operativo Microsoft Windows. Il software permette di sviluppare pianificazioni avanzate di missioni per il drone e di elaborare calcoli fotogrammetrici di immagini digitali. Scegliendo una delle camere preimpostate e selezionando l’area per la missione, il software calcola in automatico il percorso e le informazioni del volo, come la velocità, il tempo totale e il numero di scatti. Modificando la quota del volo, si può ottenere il GSD (ground sample distance) desiderato. Le immagini possono essere processate per ottenere nuvole di punti 3D, mesh e ortofoto.

Stonex Cube-fly: Software di Pianificazione del volo e Fotogrammetria

Sistema Fotogrammetrico 3D Eye per i Beni Culturali e Archeologici

L’applicazione della Fotogrammetria a tutti i campi dei Beni Culturali permette di ottenere in modo rapido informazioni metricamente precise, fondamentali allo studio sia di strutture murarie che di reperti di piccole dimensioni. Le informazioni così acquisite possono essere consultate anche senza avere sotto controllo l’oggetto della ripresa fotografica. Inoltre, è un ottimo metodo per creare una banca dati del sito dal quale è possibile attingere ogni tipo di informazione anche dopo eventi che ne hanno modificato le proprietà. Per quanto riguarda l’Archeologia la Fotogrammetria è sicuramente la tecnologia più adatta combinando tempi, risultati e qualità. Questo perché consente di documentare sia la forma effettiva sia l’aspetto cromatico del manufatto in maniera rapida, rendendo possibile l’analisi delle eventuali deformazioni dello stesso nel tempo. Inoltre, non è raro il caso in cui un manufatto debba essere ricoperto dopo il periodo di scavi, in questi casi la fotogrammetria permette di creare un modello virtuale perfettamente interrogabile in qualsiasi momento, senza avere la necessità di trovarsi sul luogo del manufatto.
Il sistema fotogrammetrico 3D EYE ideato dalla Microgeo rappresenta un’ottima soluzione per il mondo dei Beni Archeologici e Culturali. Il sistema di stabilizzazione, si installa rapidamente sulla sommità di un’asta telescopica, in fibra di carbonio ed è in grado di raggiungere la massima estensione di 9 m. Il 3D EYE è dotato di una fotocamera con sensore APS-C da 24 MPX e una Gimbal a tre assi che assicura una maggiore stabilità anche in condizioni difficili, mantenendo stabile l’ortogonalità di scatto rispetto al piano d’interesse.

Sistema Fotogrammetrico 3D Eye per i Beni Culturali e Archeologici

Elaborazione delle immagini subacquee e ricerche archeologiche, un nuovo algoritmo ne restituisce i colori reali

Disporre di immagini subacquee di alta qualità è essenziale in molti settori della ricerca scientifica come anche in moltissime altre attività che si svolgono sott'acqua. Spesso le immagini riprese al di sotto della sua superficie si caratterizzano per una scarsa qualità, basso contrasto, sfocatura diffusa, oscurità e perdita dei colori della fauna, della flora, degli oggetti e dei paesaggi sommersi. Le cause vanno tutte ricondotte nell’ambito della fisica della propagazione, e dell'assorbimento e dispersione della luce nell’acqua. Per questi motivi, una delle sfide più avvincenti legate al lavoro subacqueo - sicuramente una questione cruciale e che può fare la differenza in archeologia subacquea - è quella di migliorare la qualità delle immagini sino a renderla del tutto simile a quella delle immagini riprese sulla terraferma in condizioni atmosferiche normali.

Elaborazione delle immagini subacquee e ricerche archeologiche, un nuovo algoritmo ne restituisce i colori reali

Identificati numerosi siti medievali grazie all'utilizzo di immagini satellitari Planet e di algoritmi

Un nuovo studio ha combinato con successo le immagini del nostro pianeta con algoritmi di elaborazione delle informazioni al fine di studiare e ricostruire i siti archeologici medievali senza causare alcun danno a questi luoghi storici. Utilizzando una sintesi di telerilevamento e geoinformatica, un'esplorazione archeologica ha scoperto la struttura di un villaggio medievale situato a atanțul Turcilor, vicino a Maşloc, in Romania. Questo studio documenta la pianificazione urbana dei villaggi medievali nell'Europa orientale attraverso metodi geoscientifici e pone le basi per la futura archeologia basata sul telerilevamento.

Identificati numerosi siti medievali grazie all'utilizzo di immagini satellitari Planet e di algoritmi

Palmyra, tempio di Bel. Dopo la ricostruzione digitale arriva l’esplorazione virtuale.

Ritorniamo su Palmyra e i suoi monumenti distrutti nel corso della guerra siriana dopo la notizia del rilascio di alcune immagini satellitari dell’area archeologica (https://www.archeomatica.it/documentazione/il-sito-archeologico-di-palmyra-nelle-prime-immagini-rese-pubbliche-del-piu-recente-satellite-spia-israeliano).

Il Digital Media Lab (DML) della UC San Diego Library, tra le migliori biblioteche accademiche del mondo, ha ricostruito digitalmente l'antico Tempio di Bel utilizzando metodi 3D di ultima generazione e applicazioni innovative di intelligenza artificiale. La ricostruzione è stata resa disponibile pubblicamente sul sito Web delle collezioni digitali della Biblioteca. Si tratta di una realizzazione che ha visto la collaborazione sinergica della Biblioteca statunitense e del Levantine Archaeology Laboratory della UC San Diego nell’ambito di un progetto che ha portato in passato alla conservazione digitale di più di una dozzina di rilievi, sculture, affreschi e dipinti perduti. 

Il Tempio di Bel distrutto dall’Isis/Daesh nel 2015 è considerato insieme al tempio di Jupiter Heliopolitanus a Baalbek in Libano tra le strutture templari più importanti del Medio Oriente, uno degli esempi meglio conservati di arte e architettura antica, che attirava un tempo più di 150.000 turisti all'anno.

Palmyra, tempio di Bel. Dopo la ricostruzione digitale arriva l’esplorazione virtuale.

Tecnologie di rilevamento digitale e stampa 3D per creare il modello dell'antica acropoli Maya di La Blanca (Guatemala)

L'uso della stampa 3D come strumento per la valorizzazione e per la fruizione del patrimonio architettonico Maya è al centro di un contributo dal titolo “3d printing for dissemination of Maya architectural heritage: the Acropolis of La Blanca (Guatemala)” di tre ricercatori dell'Universitat Politècnica de València ( UPV ), R. Montuori, L. Gilabert-Sansalvador e A. L. Rosado-Torres. Compare in The International Archives of the Photogrammetry, Remote Sensing and Spatial Information Sciences, vol. XLIV-M-1-2020, 2020 HERITAGE2020 (3DPast | RISK-Terra) International Conference, 9–12 September 2020, Valencia, Spain, pp. 481–488) (https://doi.org/10.5194/isprs-archives-XLIV-M-1-2020-481-2020),

Tecnologie di rilevamento digitale e stampa 3D per creare il modello dell'antica acropoli Maya di La Blanca (Guatemala)

Dall’Università di Bologna un approccio innovativo per decifrare il sistema di frazioni della scrittura Lineare A della Creta minoica

La decifrazione della Lineare A costituisce una delle grandi sfide aperte della ricerca scientifica sulle civiltà antiche.

Si tratta di uno dei quattro sistemi di scrittura nell'Egeo del II millennio a.C., i primi  apparsi in Europa. Fu utilizzato, a quanto risulta sinora, principalmente nelle attività amministrative ed economiche che si svolgevano nella Creta minoica dell'età del bronzo, tra 2500 e 1450 a.C., prima dell'avvento dei micenei.  

Un sistema di scrittura sillabico composto da una novantina di segni cui si aggiunge una serie foltissima di logogrammi, un trattino verticale separava le parole. La Lineare A include un complesso sistema di notazioni numeriche con segni che indicano non solamente unità intere ma anche frazioni. Segni stilizzati, angolari, semplici, lineari per l’appunto, quelli della Lineare A, una caratteristica che è la ragione probabilmente del suo imporsi e diffondersi. La lingua della lineare A ci è però ancora ignota e non è certamente l’antichissimo protogreco trascritto dal successivo, derivato sistema di scrittura impostosi nell'area egea, la lineare B, anche se assegniamo valori fonetici a quel 75% di segni che questo sistema più recente ha condiviso con la Lineare A. Non ci sono lunghe stringhe di testo nei documenti. Essi appaiono essere in tutta evidenza in primo luogo liste, con titoli, un logogramma seguito da un numero e/o da una frazione, quindi probabili inventari oppure assegnazioni o entrate e uscite. A differenza dei segni corrispondenti ai numeri interi che sono stati decifrati decenni or sono quelli legati alle frazioni rimangono ancora ignoti.

Oggi, il corpus lineare A, disponibile on line, comprende più di 7.400 segni su 1.527 iscrizioni, in stragrande maggioranza  documenti in argilla come tavolette, tondi e noduli.In alcuni casi l’uso della Lineare A è stato riscontrato anche in iscrizioni su offerte lasciate nei santuari e su gioielli. La maggior parte dei documenti sono stati trovati a Creta (siti minoici di Haghia Triadha, Chania, Cnosso, Festo, e Malia), pochi altri provengono dalle isole dell'Egeo, da Mileto sulla costa dell’Anatolia occidentale, da Tirinto, dalle isole del Peloponneso e da Tel Haror nel Levante. Sono giunti sino a noi grazie a un accidente perché i supporti argillosi su cui erano incise le iscrizioni, le tavolette di argilla, sono stati cotti dagli incendi che hanno distrutto i palazzi, prima minoici e poi micenei.

Un problema insoluto  quello della Lineare A in quelle che sono le più che complicate traiettorie delle filiere delle ripetute invenzioni sociali della scrittura, un enigma tra le scritture antiche che non possiamo leggere e la cui lingua non riusciamo ancora a identificare.

Ora un notevole passo in avanti viene compiuto da un gruppo di ricerca interdisciplinare guidato da Silvia Ferrara, professore ordinario del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell'Università di Bologna (Filologia e civiltà micenea), giovane ma con un robusto e cospicuo passato accademico tra Roma La Sapienza, Londra e Oxford.  Il team ha infatti messo a punto, nell'ambito del progetto INSCRIBE (Invention of Scripts and their Beginnings) del Consiglio europeo della ricerca, un metodo innovativo per arrivare ad assegnare specifici valori matematici ai segni con cui la Lineare A indica le frazioni, un versante della ricerca tuttora oggetto di serrato dibattito scientifico.

Silvia Ferrara, Michele Corazza, Barbara Montecchi, Miguel Valério e Fabio Tamburini   hanno reso disponibile on line a inizio settembre 2020 (https://doi.org/10.1016/j.jas.2020.105214) il loro lavoro dal titolo "The mathematical values of fraction signs in the Linear A script: A computational, statistical and typological approach", in corso di stampa sul prossimo numero del Journal of Archaeological Science pubblicato da Elsevier .

Se la scrittura è indecifrata non così la strategia adottata dai ricercatori dell’ateneo bolognese, chiara nell'approccio interdisciplinare che ha combinato i mezzi della tradizionale analisi epigrafica dei testi, in particolare un'attenta analisi paleografica dei segni e del loro utilizzo nelle iscrizioni, con sofisticati metodi computazionali, statistici e di concatenazione tipologica.

Strumenti di ricerca diversi e raramente utilizzati in modo congiunto ma sicuramente destinati in futuro a trovare un'applicazione sinergica, necessaria, sempre più diffusa in molti settori della ricerca sul nostro passato.

Due problemi principali si frappongono alla decifrazione di tutti i documenti che contengono una somma di frazioni: lo stato di danneggiamento e comunque di difficile interpretazione e le contraddizioni che si registrano nell'utilizzo di alcuni simboli, forse da ricondurre ai cambiamenti avvenuti nel sistema di notazione nel corso dei secoli. Proprio per questa ragione il gruppo di ricerca ha deciso di concentrarsi specificatamente sullo studio delle tavolette d'argilla e degli altri documenti disponibili risalenti a un periodo ben preciso, quello compreso tra il 1.600 e il 1.450 a.C. Si tratta di un periodo in cui l'utilizzo del sistema di scrittura dei numeri appare coerente in tutta l'isola di Creta.

Il punto di partenza è stato costituito dall'esame delle analisi compiute da altri studiosi in lavori precedenti, che suggerivano in maniera ipotetica valori per alcune frazioni. Si è proceduto quindi a un'accurata valutazione paleografica ed epigrafica dei segni delle frazioni. Il tentativo di identificare i possibili valori corrispondenti ai simboli ha poi visto l'applicazione di metodi di analisi computazionale basati su vincoli finalizzati a restringere il possibile spettro di valori per ogni segno, escludendo tutte le soluzioni impossibili. Ciò attraverso test multipli sulle frequenze dei segni e sulla plausibilità di un'istanza problematica. Grazie a metodi statistici le possibili iniziali soluzioni - per la precisione 3.794.740 soluzioni di combinazioni - sono state ridotte al minimo (5000 soluzioni) anche confrontando frazioni comuni nella storia delle civiltà (dati tipologici). Infine applicando altre strategie che hanno considerato la completezza e la coerenza delle frazioni come un sistema, gli studiosi sono arrivati a conclusione del loro studio, ottenuti grazie al complesso procedimento applicato risultati convergenti in modo coerente e sistematico, a ipotizzare i valori che con le ridondanze minime potrebbero corrispondere ai segni della Lineare A ancora indecifrati. Ne è scaturito il profilo di un sistema sessagesimale che mostra la capacità di rappresentare la maggior parte dei valori del tipo n / 60.

Una soluzione  che potrebbe avere implicazioni anche per lo studio della Lineare B, il sistema di scrittura utilizzata in epoca successiva dalla civiltà Micenea (ca 1450-1200 a.C.). La Lineare B fu decifrata nel 1952 da Michael Ventris e John Chadwick, basandosi esclusivamente, unica caso sinora in questo tipo di ricerche, sull'analisi statistica dei segni della scrittura. Non esistevano infatti confronti di traduzione e furono perciò utilizzate tecniche di decodifica militari (tra cui le triplette della Kober), in una delle più vertiginose imprese della storia dell’antichistica tra archeologia, epigrafia, linguistica e filologia.

I risultati mostrano infatti che la scrittura Lineare B dei Micenei ha riutilizzato anche alcune frazioni della Lineare A per esprimere particolari unità di misura. "Ad esempio - conferma la professoressa Silvia Ferrara - il segno che nella Lineare A indica 1/10 è stato adattato nella Lineare B come unità di misura per prodotti secchi che corrispondeva a 1/10 di una misura più grande".

Una continuità storica tra le due culture oltre che nei segni del sistema di scrittura ora appare confermata dalle frazioni e dalle unità di misura e ciò amplia la nostra prospettiva storica verso nuovi importanti traguardi.

 

Dall’Università di Bologna un approccio innovativo per decifrare il sistema di frazioni della scrittura Lineare A della Creta minoica

Il sito archeologico di Palmyra nelle prime immagini rese pubbliche del più recente satellite spia israeliano

ll ministero della Difesa israeliano ha scelto per il rilascio delle prime immagini pubbliche del suo nuovo, potentissimo satellite spia, Ofek 16, tre riprese del sito archeologico Patrimonio Mondiale dell'umanità UNESCO di Palmyra, in Siria. Elaborate dall'Unità 9900 di ricognizione geografica e visiva delle IDF, le immagini non riportano data o altre informazioni e sono state realizzate probabilmente nelle settimane intercorse tra il lancio del satellite avvenuto il 6 luglio dalla base aerea di Palmachim, nella parte centrale del paese, con un lanciatore Shavit, e il 25 agosto, giorno del comunicato stampa. La prima immagine ha un focus sul teatro di epoca romana adiacente al Tempio di Bel.

Il sito archeologico di Palmyra nelle prime immagini rese pubbliche del più recente satellite spia israeliano

L’alimentazione a Roma al tempo della caduta dell’Impero Romano e nei secoli successivi. La valutazione isotopica arricchisce il quadro delle nostre conoscenze.

Roma medievale, secoli di profondi cambiamenti nei modelli economici, demografici e sociali ma anche nelle abitudini nutrizionali. Arriva adesso uno studio, la prima vasta indagine sulle abitudini alimentari degli antichi abitanti della Roma medievale, che mira a definire il profilo dietetico della popolazione della città tra V e XI secolo grazie all'analisi degli isotopi stabili del carbonio e dell'azoto. Oltre alla caratterizzazione alimentare della popolazione romana nel primo medioevo la ricerca, sostenuta dal MIUR (PRIN 2015), ha avuto l’obiettivo di istituire confronti  valutativi tra la dieta medievale a Roma con quella di altri siti italiani e con quella di età imperiale, sempre a Roma, contribuendo in quest’ultimo caso a delineare un quadro complessivo dell'impatto del declino dell'Impero romano anche sulle abitudini alimentari.

L’alimentazione a Roma al tempo della caduta dell’Impero Romano e nei secoli successivi. La valutazione isotopica arricchisce il quadro delle nostre conoscenze.

Telerilevamento da UAS in archeologia. Metodologie e tecnologie emergenti nell’ultimo decennio, stato dell’arte e scenari futuri in un importante studio dell’Università e del Politecnico di Torino

Gli sviluppi scientifici e tecnologici che nell’ultimo decennio hanno portato a piattaforme aeree senza equipaggio UAS (Integrated Unmanned Aircraft System), con veicoli sempre più leggeri e potenti, con l’integrazione di sensori sempre più miniaturizzati, attivi e passivi, operanti a varie lunghezze d'onda, hanno reso accessibile, economico ed efficace il rilevamento a distanza ravvicinata e ad alta risoluzione anche in vari ambiti della ricerca archeologica, da quello prevalente della prospezione al monitoraggio e a molti altri ancora.

Mancava sino a oggi un quadro complessivo e una revisione sistematica su questi recentissimi progressi della ricerca.

Telerilevamento da UAS in archeologia. Metodologie e tecnologie emergenti nell’ultimo decennio, stato dell’arte e scenari futuri in un importante studio dell’Università e del Politecnico di Torino