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L’ULTIMA CENA DI LEONARDO VISTA DA LAST SUPPER INTERACTIVE

Fig. 1 - Ultima Cena (Deep Space 8K.LSI_ Franz Fischnaller)

Immergersi fisicamente in un mondo virtuale che si propone di ricreare l'ambiente originale dell'Ultima Cena e il contesto in cui l'opera è stata realizzata: è Last Supper Interactive (LSI), l’installazione realizzata dall’artista Franz Fischnaller, inaugurata l’8 settembre 2023 durante l’Ars Electronica Festival Ars Electronica Festival 2  dal titolo “Who Owns the Truth?”, ospitata nello spazio immersivo Deep Space dArs Electronica Center a Linz (Austria). Fulcro del progetto è la fotografia ad altissima risoluzione dell'Ultima Cenadi Leonardo Da Vinci nel Refettorio della Chiesa e Convento di S. Maria delle Grazie a Milano, acquisita da Haltadefinizione, Tech company della casa editrice Franco Cosimo Panini. 

L’immagine, da 21 miliardi di pixel e composta da 1042 scatti panoramici, è il frutto della campagna di digitalizzazione condotta sul capolavoro nel 2010, realizzata in collaborazione con la Direzione Regionale Musei Lombardia e il Museo del Cenacolo Vinciano. L’immagine digitale dell’Ultima Cenaè rimasta per anni la più grande mai realizzata. Durante la campagna gli innovativi strumenti di acquisizione sono stati sottoposti a collaudo tecnico dall’Istituto Centrale per il Restauro di Roma, che ne ha riconosciuto l’idoneità nel pieno rispetto delle norme vigenti in materia di tutela del patrimonio artistico. L’installazione immersiva Last Supper Interactive si pone come obiettivo di offrire, attraverso la realtà aumentata in 8k-3D, una comprensione profonda del capolavoro di Leonardo da Vinci e del contesto storico e architettonico del complesso monumentale per il quale è stato creato. 

santamariadellegrazieFig. 2 - Chiesa di Santa Maria delle Grazie, Milano (Deep Space 8K.LSI_ Franz Fischnaller)

L'applicazione immersiva consente agli utenti di avere una panoramica dettagliata della narrazione e del simbolismo, cioè dell'iconografia, e della prospettiva e della composizione del capolavoro di Leonardo, commissionato da Ludovico Sforza come parte di un piano di rinnovamento della Chiesa di Santa Maria delle Grazie e dei suoi edifici conventuali (fig. 2).

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Fig. 3 - Ultima Cena, posizione del Punto di distanza sulla testa di Cristo e proiezione dell'osservatore alla minima dimensione in scala sulle linee di fuga (Deep Space 8K.LSI_ Franz Fischnaller)

All’interno di LSI, Franz Fischnaller ha sviluppato lo “Strumento Virtuale dell’Enunciato di Alberti”. Grazie a questo strumento, sulla massima risoluzione fotografica di Haltadefinizione è stata lanciata un’esperienza grafico-cinetica di Mixed Reality che introduce alla comprensione della “finestra” di Leon Battista Alberti, il metodo della prospettiva, nella pittura di Leonardo. Il Cenacolo è un dipinto murale a grandezza naturale, cioè gli Apostoli sono dipinti perché appaiano, visti dal basso e distanti, delle sue stesse proporzioni al visitatore che entri nel refettorio e osservi il dipinto. Vi è instaurato perciò un rapporto di proporzionalità inversa alla distanza tra le persone reali che si trovino nella Sala e le figure di Santi schierate a tavola. Sempre secondo il metodo di Leon Battista Alberti, analogamente la prospettiva è centrale, cioè il punto 0 di distanza è al centro del rettangolo del dipinto disegnata sulla parete da una cornice ad ovoli strombata e viene a cadere sulla capigliatura della figura di Cristo: l’abrasione scalfita di un buco, dove entrava il chiodo del filo a piombo usato dal maestro per tracciare sulla parete le diagonali delle linee di fuga (fig.3). In base alla grandezza della sua testa sono scalate tutte le altre grandezze in funzione della distanza, fondando la concezione rinascimentale dell’uomo microcosmo.

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Fig. 4 - Cristo e i dodici apostoli con le loro espressioni corporee e gestuali come fossero scolpiti sulla superficie bidimensionale del dipinto murale (Deep Space 8K.LSI_ Franz Fischnaller)

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Fig. 5 - Retro - Cristo e i dodici apostoli con le loro espressioni corporee e gestuali come fossero scolpiti sulla superficie bidimensionale del dipinto murale (Deep Space 8K.LSI_ Franz Fischnaller)

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Fig. 7 - Ultima Cena, ricostruzione dell'orizzonte visivo del dipinto (Deep Space 8K.LSI_ Franz Fischnaller)

Lo spettatore potrebbe trovarsi in qualunque punto della Sala e, perché non vi fosse alcuna aberrazione dovuta ad un punto di vista obbligato, Leonardo immaginò la posizione degli occhi dell’osservatore al di sopra della propria testa fino a coincidere con il centro di distanza e tanto vicino da rasentare quasi la superficie della parete, che Alberti aveva chiamato intersezione della piramide visiva. Stabiliva così con un rapporto di scala minima, per omologia, la riduzione delle dimensioni di figure e oggetti nel dipinto (fig.3), che, oltre alla tavolata dell’Ultima Cena in cui Cristo annuncia il tradimento di Giuda, si limitano ad altre finestre, con gli sfondi di paesaggio sopravvissuti, e alle geometrie di pochi arazzi in prospettiva alle scarne pareti, deperite anche a causa della tecnica a tempera sperimentata dal maestro. Una simulazione di un’altra Sala contigua a quella in cui l’osservatore si trova, quindi, fino a fare della parete un velo trasparente attraverso il quale partecipare allo sconcerto degli Apostoli (figg.4 e 5), che è percepito nello spazio al di sopra delle teste dei visitatori, idealmente infinito e irraggiungibile nel tromp l'oëil dei lacunari di un soffitto, in gran parte frutto di una ridipintura settecentesca. I geni della prospettiva illusionistica del barocco alcuni secoli più tardi includeranno e cattureranno chi guarda, facendolo entrare corporalmente nello spazio in 3D almeno fino a poggiare i propri piedi sullo stesso pavimento delle figure angeliche. La proiezione sviluppata dall’applicazione LSI è concepita con lo scopo di rendere palpabili le emozioni ed i moti dell’animo che percorrono il dipinto, spinti fin dentro la chiave illusiva della percezione che sarà dell’Arte Barocca, in uno spazio parallelo al vissuto (fig. 7).

Franz Fischnaller

LSI Franz Fischnaller_

 Deep-Space 8K

 

L’ULTIMA CENA DI LEONARDO VISTA DA LAST SUPPER INTERACTIVE

AOA | ARCHiVe Online Academy 2023-2024

Heritage in Venice riprende a Settembre con un importante e interdisciplinare calendario di incontri dedicati alle nuove tecnologie per la conservazione, lo studio e la valorizzazione dei beni culturali. Per l’A/A 2023-2024 sono previsti seminari e corsi gratuiti sia online che in presenza validi anche per CFU.

Il Centro ARCHiVe rinnova gli appuntamenti di AOA | ARCHiVe Online Academy a partire dal 14 settembre con un ricco programma di corsi e seminari della Fondazione Giorgio Cini e/o online tramite piattaforma Zoom, rivolto a studiosi, ricercatori, studenti, appassionati e a tutti coloro che intendono approfondire le conoscenze, sia pratiche che teoriche, relative alle nuove tecnologie digitali applicate alla conservazione, allo studio e alla valorizzazione dei beni culturali. I corsi, in lingua inglese o italiana, sono tenuti da docenti, artisti, studiosi e professionisti provenienti da prestigiose realtà culturali e accademiche internazionali per offrire indagini approfondite su fondi e collezioni della Fondazione Giorgio Cini o su tematiche di particolare interesse e attualità.
L’approccio alle Digital Humanities può essere di fondamentale importanza sia per chi voglia intraprendere un percorso lavorativo in cui la tecnologia sia al servizio della cultura, sia per chi stia già operando in questo settore e desideri approfondire metodologie e applicazioni innovative.
Gli appuntamenti previsti spaziano dalle tecniche di digitalizzazione 2D e 3D per i beni culturali ad alcuni casi studio di fondi musicali e sonori, dagli archivi della moda e del costume alle raccolte bibliografiche speciali, dalle pratiche digitali per l’accessibilità dei luoghi della cultura, al diritto d’autore per i beni culturali.

Per gli studenti e le studentesse degli atenei veneziani Università Ca’ Foscari e IUAV e dell’Università degli Studi di Bologna, la partecipazione agli incontri è valida ai fini del riconoscimento di CFU.
Per partecipare agli incontri è necessario iscriversi ai singoli appuntamenti tramite il sito web della Fondazione Giorgio Cini (cini.it) e il sito del Centro ARCHiVe (archive-venice.org in corso di pubblicazione). La partecipazione è libera fino al raggiungimento dei posti disponibili.

L’archivio delle lezioni dell’ARCHiVe Online Academy degli scorsi anni è fruibile liberamente sul canale YouTube della Fondazione Giorgio Cini.

ARCHiVe – Analysis and Recordings of Cultural Heritage in Venice – della Fondazione Giorgio Cini è un centro di riferimento per la digitalizzazione del patrimonio storico artistico. ARCHiVe si dedica prevalentemente al ricco patrimonio documentario della Fondazione, ma non solo collabora, infatti, con Istituti di ricerca e Istituzioni culturali per studiare nuove modalità di conservazione e trasmissione del patrimonio e propone attività di formazione e di ricerca nel campo delle Digital Humanities.

Fondato nel 2018, con sede sull’Isola di San Giorgio a Venezia, ARCHiVe è nato dalla collaborazione tra Fondazione Giorgio Cini, Factum Foundation for Digital Technology in Preservation e il Digital Humanities Laboratory dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL-DHLAB).
Helen Hamlyn Trust ne è supporting funder.

Programma AOA | ARCHiVe Online Academy
settembre 2023 – maggio 2024

14 settembre 2023
Across the Planet. The Past and the Future of Libraries, presentazione on line della ricerca condotta da Cristina Dondi (University of Oxford) e dai suoi colleghi sulla collezione degli incunaboli della biblioteca dell’ex monastero di San Giorgio Maggiore. Segue la relazione di Carolina Gris (Factum Foundation), sulla raccolta dei manoscritti medievali arabi dedicati alla falconeria, protagonisti del progetto Middle-East Falconry Archive (MEFA).

9 – 13 ottobre 2023
Analysis and Recording of Cultural Heritage in Venice. Digitalizzazione 2D e 3D di beni culturali, primo workshop intensivo di ARCHiVe, in presenza e a numero chiuso, dedicato all'applicazione delle tecnologie digitali non-contact e ad alta risoluzione per la documentazione di beni artistici, archivistici e architettonici. Con una durata di 30 ore, il workshop si basa sull’approccio learning-by-doing e alterna lezioni teoriche a sessioni pratiche, offrendo una formazione di carattere professionalizzante.
I partecipanti vengono introdotti a specifiche tecniche e metodi di digitalizzazione 2D e 3D che ARCHiVe ha sperimentato negli ultimi anni nel contesto dei progetti sviluppati a Venezia e all'estero. Il workshop si svolge presso l’Isola di San Giorgio Maggiore ed è aperto a studenti e professionisti con background diversi e anche senza esperienza, i quali possono praticare sul campo a fianco degli esperti di Factum Foundation e della Fondazione Giorgio Cini.

17, 19, 24, 26 ottobre 2023
From Costume to Fashion Archives, corso online suddiviso in due moduli in collaborazione con l’Istituto per il Teatro e il Melodramma della Fondazione Giorgio Cini e Clara Tosi Pamphili, già direttrice dell’Accademia Costume e Moda di Roma, ideatrice e curatrice di A.I. Artisanal Intelligence.
Il primo modulo (17 e 19 ottobre), intitolato Gli archivi del costume: digitalizzazione, descrizione e riuso, è composto da due incontri a cura di Maria Ida Biggi (direttrice dell’Istituto per il Teatro e il Melodramma) e di Amin Farah (digital fashion designer, Theblacklab Digital Studio). Partendo da una riflessione sulle collezioni della Fondazione, le lezioni presentano alcuni esempi di archivi del costume, con una particolare attenzione tanto agli aspetti legati alla descrizione archivistica e alla digitalizzazione dei beni, quanto al digital fashion, applicazione esecutiva che rappresenta il connubio tra realtà virtuale e sartoria.
Il secondo modulo (24 e 26 ottobre), Nuovi archivi visibili e invisibili: l'archivio come luogo di digitalizzazione della memoria, è composto da due incontri con interventi di Clara Tosi Pamphili, Olivier Saillard (direttore della Fondation Azzedine Alaïa, già direttore del Museo Galliera – Musée de la Mode de la Ville de Paris) e Gaël Mamine (designer, Fondation Azzedine Alaïa). L’archiviazione digitale dei costumi per lo spettacolo rappresenta il punto di contatto tra prodotto artistico e artigianale: il costume, diversamente dalla moda, riguarda campi di definizione trasversali dove alle informazioni per la schedatura tradizionale si aggiungono quelli suggeriti dai protagonisti (come sarti e costumiste) e quelli utili per l’approfondimento della storia del teatro, del cinema e della moda.

13 novembre 2023
Masterclass Italgas
La Digitalizzazione degli archivi di Impresa: il modello Heritage Lab Italgas come luogo della trasformazione digitale, incontro online dedicato alle potenzialità di un archivio digitale d’impresa e alle metodologie di conservazione e condivisione in particolare dell'ampia documentazione che ripercorre la storia di Italgas. Ospiti dell’incontro sono Chiara Ganz (Direttore Relazioni Esterne e Sostenibilità di Italgas), Katya Corvino (Responsabile HeritageLab), Matteo Allasia (HeritageLab). Giovanni Michetti (Università La Sapienza di Roma).

novembre 2023 (TBD)
I progetti di digitalizzazione e valorizzazione degli archivi musicali veneziani, giornata di studi sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, in collaborazione con l’Istituto per la Musica e l’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati della Fondazione Giorgio Cini. L’incontro nasce con l’intento di fare un punto sullo stato dell’arte dei progetti di descrizione, digitalizzazione e valorizzazione dei principali archivi sonori e musicali afferenti a diversi istituti cittadini, attivamente impegnati in tal senso. 

5 e 6 dicembre 2023 (TBD)
L’indagine digitale in 3D per tele e tavole dipinte, corso online in occasione del quale vengono presentati due lavori: la digitalizzazione della Galleria di Palazzo Cini (47 dipinti) svolta durante lo scorso inverno da ARCHiVe e la digitalizzazione di una tela di Jacopo Tintoretto appartenente alle collezioni delle Gallerie dell’Accademia di Venezia (La creazione degli animali, 1550-1553). Intervengono Carlos Bayod Lucini (architetto, project director per Factum Foundation) a esporre le metodologie impiegate per l’acquisizione digitale delle opere, Sven Dupré (storico dell’arte, Utrecht University) sull’indagine delle tecniche artistiche e Cleo Nisse (storica dell’arte, Columbia University) in merito alle nuove opportunità offerte dalla digitalizzazione per lo studio dei supporti dei dipinti.

23 gennaio 2024
Creative Access and Digital Innovation, tavola rotonda online a cura di Virginia Marano (Università di Zurigo), borsista della Fondazione Giorgio Cini nell’ambito del progetto PNRR-PEBA per la Rimozione delle barriere fisiche, cognitive e sensoriali nei luoghi della cultura (borsa finanziata dall'Unione europea - NextGenerationEU). L’evento vede la partecipazione di quattro professionisti ed esperte negli ambiti dell’accessibilità e delle innovazioni digitali emergenti: Kamran Behrouz (visual artist), Amanda Cachia (University of Houston), Georgina Kleege (University of California, Berkeley), Nina Mühlemann (artista). L’evento esplora il ruolo delle nuove tecnologie digitali da un punto di vista artistico e accademico, approfondendo le problematiche relative alla conoscenza digitale e alla fruizione dello spazio. 

22 febbraio 2024
Diritto d’autore per i beni culturali
L’incontro online si configura come l’occasione per riflettere sul valore, la legittimazione e i “diritti” dell’opera d’arte contemporanea all’interno della nostra società. A partire da alcuni casi studio e grazie all’analisi di diversi professionisti, si intendono approfondire i temi del diritto d’autore, dell’autenticità e delle diverse interpretazioni per le opere d’arte visiva e per il mondo della creatività digitale. Gli ospiti e i docenti sono: Virginia Montani Tesei (avvocato), Mario Pieroni (gallerista), Elena Forin (curatrice), Lorenzo Respi (Direttore Mostre e Collezioni - FMAV Fondazione Modena Arti Visive), Francesco Paolo Micozzi (avvocato), Giovanni Floridi (notaio) e Chiara Casarin (Responsabile dello Sviluppo Culturale e della Comunicazione della Fondazione Giorgio Cini).

14 e 15 marzo 2024
Moda e tessuti tra digitalizzazione e intelligenza artificiale, corso online a cura di Elisabetta Cianfanelli, Paolo Franzo e Margherita Tufarelli del REI Design Lab dell’Università degli Studi di Firenze. Attraverso la presentazione di una serie di progetti di ricerca e casi di studio vengono indagati i processi, le metodologie e le sfide della transizione digitale in atto nel sistema della moda. 

4 aprile 2024
La nuova Digital Library della Fondazione Giorgio Cini, talk online per presentare uno dei recenti risultati del centro ARCHiVe: la creazione di una nuova Digital Library per disseminare le collezioni librarie (e non solo) della Fondazione Giorgio Cini. Il ricco ed eterogeneo patrimonio è connesso con i cataloghi nazionali e internazionali ora più facilmente consultabile da un ampio pubblico, grazie al protocollo IIIF (International Image Interoperability Framework) e a un sistema API (Application Programming Interface) che garantiscono la condivisione di documenti e informazioni con altre biblioteche digitali dalle caratteristiche simili.

23 maggio 2024
Le Nozze di Cana di Paolo Veronese. Storia di una ri-materializzazione
Il celebre dipinto, sottratto all’Isola di San Giorgio dalle truppe napoleoniche e da allora esposto al Musée du Louvre, nel 2007 è tornato nel refettorio palladiano, luogo per il quale era stato realizzato. Il facsimile in scala 1:1 realizzato da Factum Arte è ancor oggi oggetto di studio, di riflessione teorica e di sperimentazione per la fruizione. L’incontro intende ripercorrere la storia del dipinto e della sua ri-materializzazione, presentando inoltre il nuovo sistema di valorizzazione messo a punto nel 2023. Intervengono Adam Lowe (Factum Foundation), Carlos Bayod Lucini (Factum Foundation), Chiara Casarin (Fondazione Giorgio Cini). Partecipano inoltre Luca Marinsalti (iGuzzini) e Mariluce Geremia (San Marco Group SpA, promotore del nuovo progetto di valorizzazione de Le Nozze di Cana).

Per partecipare agli incontri è necessario registrarsi ai singolia appuntamenti scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. La partecipazione è gratuita e
libera fino al raggiungimento dei posti disponibili.

Il calendario degli appuntamenti, che proseguiranno per tutto l'anno sia online che on site, è in continuo aggiornamento, per maggiori informazioni clicca QUI 

 

 

AOA | ARCHiVe Online Academy 2023-2024

Il Castello Manfredonico VR

"Apriti porta del castello, vorrei sapere quale momento della storia è stato vissuto qui". (Fabrizio Caramagna)
Mussomeli paese e comune della provincia di Caltanisetta, sorge sopra un fertile altopiano, alle sue spalle, su una rupe, svetta maestoso il Castello Manfredonico fatto edificare per scopi militari e residenziali dal conte di Modica, Manfredi III Chiaramonte, nel sec. XIV. La fortezza è in perfetta simbiosi con la rupe calcarea, domina la valle sottostante e rappresenta uno dei capolavori originariamente in stile arabo-normanno e chiaramontano della Sicilia. Costruito sulle preesistenti rovine di un'architettura araba durante il possesso della famiglia D’Auria, le opere murarie sono disposte a quote differenti e accompagnano la struttura naturale della roccia. Gli interni del Castello sono altrettanto suggestivi e ne rivelano la magnificenza: il portale chiaramontano d’accesso s’apre nella seconda cinta muraria con ancora visibili in sommità gli stemmi signorili e da un piccolo vestibolo vi è la possibilità di accedere alla cosiddetta Sala dei Baroni, un ampio vano rettangolare con le ogive di due bifore. Affacciata sulla corte interna è la cappella, che, dedicata prima a San Giorgio, protettore del Chiaromonte, custodisce dal 1521 la statua della Madonna della Catena.

Il Castello Manfredonico VR

Stonex SLAM Laser Scanner per rilievi 3D in città

Scansionare un centro cittadino può essere un’operazione difficoltosa se le strade risultano trafficate e con poco spazio. Un laser scanner portatile dotato di tecnologia SLAM può essere la soluzione giusta per raccogliere dei dati 3D in poco tempo ma avendo la certezza di avere un’alta precisione. Stonex ha usato efficacemente due scanner 3D dotati di tecnologia SLAM e vSLAM per scansionare l’Heydar Aliyev Park di Tbilisi. Lo scanner X120GO SLAM ha catturato efficacemente i colori vividi della vegetazione e di tutto l’intorno, mentre lo scanner vSLAM XVS ha restituito una dettagliatissima cupola appartenente ai bagni termali presenti nell’area.

X120GO SLAM

Il sistema è dotato di una testa rotante in grado di generare una copertura 360°x270° della nuvola di punti. In combinazione con l’algoritmo SLAM, può ottenere dati ad alta precisione dell’ambiente circostante in nuvole di punti tridimensionali, anche senza luce e GPS. Tre camere da 5MP ciascuna coprono un campo visivo di 200° orizzontale e 100° verticale, ottenendo in modo sincrono informazioni sulla texture e producendo nuvole di punti a colori e immagini panoramiche.

XVS vSLAM

Questo scanner utilizza una tecnologia basata sull’integrazione di immagini ad alta risoluzione, un sistema inerziale e un algoritmo complesso: acquisendo uno scenario con XVS, è possibile generare un modello 3D attraverso tecniche fotogrammetriche. Camminando e riprendendo la scena in movimento, un’interfaccia che si aggiorna in tempo reale guiderà nella raccolta dei dati, suggerendo la velocità del movimento e, se necessario, invitando a tornare su un’area per avere una sufficiente sovrapposizione di immagini. Grazie al sistema Visual SLAM (localizzazione e mappatura visiva simultanea), la traiettoria è mostrata sul tablet.

Guarda il video:

https://youtu.be/2zEKp8dStBM?si=DHgn77wN1k2v-9VK

 

Per avere più informazioni compila il form sul sito di Stonex:

https://www.stonex.it/it/contatti/

Stonex SLAM Laser Scanner per rilievi 3D in città

Twin it! 3D: la richiesta dell'UE ai MIC dei paesi membri

Nell’ambito di Twin it!, i Ministeri della Cultura degli Stati membri dell’Unione Europea sono stati invitati a collaborare con le rispettive istituzioni culturali nazionali per presentare un bene del patrimonio digitalizzato in 3D allo spazio dati comune europeo per il patrimonio culturale, implementato dall’Iniziativa Europeana.

Twin it! 3D: la richiesta dell'UE ai MIC dei paesi membri

Pietro Perugino maestro di prospettiva

                                Sposalizio della Vergine, Perugino © Haltadefinizione Image Bank | Su concessione di Musée des Beaux-Arts

Haltadefinizione fornisce immagini digitali ad alta risoluzione dinamicamente visualizzabili alla massima definizione, nitide anche a forte ingrandimento e fino a simulare l’effetto di tridimensionalità dell’ambiente circostante. Le immagini brillano di forza di persuasione a tal punto - a denunciarlo non si può non nascondere un certo imbarazzo - che l’Intelligenza Artificiale di Instagram ne ha censurata una, chiedendo di sostituirla con un’altra meno sensuale dalla pagina di Archeomatica dedicata a Luca Signorelli in Haltadefinizione: era il particolare del nudo di un’anima dannata bramata da Satana, che ai contemporanei del pittore entrati nella Cappella di San Brizio del Duomo di Orvieto doveva apparire di un iperrealismo estremamente convincente oltre che bella…

Pietro Perugino maestro di prospettiva

Lo splendore di Tindari dal drone

Il video è stato realizzato dalla Redazione di Archeomatica abbinando riprese con drone classico e drone FPV (First Person View), un drone con visore che permette di effettuare riprese più dinamiche. Per visualizzarlo cliccare qui o in basso sull'immagine. Buona visione!!

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Con questa esperienza la Redazione di Archeomatica vuole partecipare ai lettori la bellezza dell'area situata su un promontorio costiero che si sporge, da un'altezza di 268 m, a picco sul mar Tirreno e sulla Riserva naturale orientata dei laghetti di Marinello. La riserva ai piedi del promontorio è collegata all'area sacra e al parco archeologico mediante il sentiero denominato Coda di Volpe. Ringraziamo la gentile concessione della Basilica Santuario di Maria SS. del Tindari e del Parco Archeologico del Tindari.

Il video è stato ricondiviso sulla pagina Facebook della Pro Loco Tindari

Tindari venne fondata da Dionisio I di Siracusa nel 396 a.C. come colonia di mercenari siracusani che avevano partecipato alla guerra contro Cartagine, nel territorio della città sicula di Abacaenum (Tripi). Il luogo era stato già abitato in precedenza come hanno evidenziato gli scavi che, negli anni cinquanta del secolo scorso, sotto un'insula romana, hanno riportato alla luce i resti di un insediamento risalente all’età del bronzo. Durante la prima guerra punica, sotto il controllo di Gerone II di Siracusa, fu base navale cartaginese, e nelle sue acque si combatté nel 257 a.C. la battaglia di Tindari, nella quale la flotta romana, guidata dal console Aulo Attilio Calatino, mise in fuga quella cartaginese.

Da allora la città passò nell'orbita romana rimanendo fedele. Cicerone la citò a proposito delle vessazioni e malversazioni di Verre come nobilissima civitas. Nel I sec. a.C. fu  base navale di Sesto Pompeo durante la guerra civile contro Ottaviano le cui truppe la conquistarono. Augusto, dopo il 36 a.C., vi dedusse la colonia di diritto romano Augusta Tyndaritanorum, una delle cinque della Sicilia. Nel I secolo d.C. subì le conseguenze di una grande frana, mentre nel IV secolo fu soggetta a due devastanti terremoti. Sede vescovile, sotto il controllo dei Bizantini dal 535  cadde, pare, nell'836 nelle mani degli Arabi dai quali venne distrutta. Vi venne costruito il santuario dedicato alla Madonna Nera di Tindari, progressivamente ingrandito, che ospita una Maria con il Bambino scolpita in legno, considerata apportatrice di grazie e miracolosa dai cattolici.

Il nome odierno deriva dal greco antico Τυνδαρίς Tyndarís (da cui la variante italiana Tindaride), successivamente anche Τυνδάριον Tyndárion, così come riportato rispettivamente da Strabone e da Tolomeo[3]. Il toponimo in siciliano è [l]u Tìnnaru, mentre i suoi abitanti sono detti tinnaroti o tinnaritani. In italiano, oltre a tindaroti e tindaritani, esistono anche i recuperi dotti di tindaridi (con accento sdrucciolo) e tindaridei. Sia il nome dell'insediamento che i suoi demonimi sono un riferimento al re spartano Tindaro (in greco antico Τυνδάρεος Tyndáreos) e alla sua progenie, tra cui i Dioscuri che, in quanto figli di Tindaro, erano detti tindaridi.

A cura della Redazione

Lo splendore di Tindari dal drone

X120GO SLAM Laser Scanner per rilievi di centri storici - Venezia

Un Laser Scanner è uno strumento eccellente per acquisire dati 3D dettagliati di edifici, monumenti e altre strutture preservandone l'integrità storica. La tecnologia di scansione laser, nota anche come Light Detection and Ranging (LiDAR), utilizza i laser per misurare le distanze e creare modelli 3D precisi degli oggetti scansionati e dei loro dintorni.

STONEX - Venezia

Il Giudizio Universale di Luca Signorelli nel Duomo di Orvieto ad alta definizione è on Line

 

In occasione del V centenario dalla scomparsa di Luca Signorelli (1523-2023), l’Opera del Duomo di Orvieto e l’azienda modenese Haltadefinizione presentano il progetto di valorizzazione dell’intero ciclo di affreschi con le Storie della fine del mondo della Cappella di San Brizio (fig.1 in alto - Luca Signorelli, Dannati all’inferno, particolare dell’affresco della Cappella di San Brizio, Cattedrale di S. Maria Assunta, Duomo di Orvieto, Haltadefinizione Image Bank su concessione dell’Opera del Duomo di Orvieto).

 4.Haltadefinizione Campagna di digitalizzazione

2 - Luca Signorelli, Storie degli Ultimi giorni, Transito delle anime, affresco, insieme della parete dell'altare (Cappella di San Brizio, Cattedrale di S. Maria Assunta, Duomo di Orvieto) (Haltadefinizione Image Bank su concessione dell’Opera del Duomo di Orvieto)

Giorgio Vasari tra i primi elogiò l’artista cortonese Luca Signorelli, pseudonimo di Luca d'Egidio di Ventura (Cortona, 1445 circa – Cortona, 16 ottobre 1523), pittore eccellente e tra i maggiori interpreti della pittura rinascimentale: «Pittore eccellente […] fu nei suoi tempi tenuto in Italia tanto famoso e l’opere sue in tanto pregio, quanto nessun altro in qualsiasi voglia tempo sia stato giammai. […] Nell’opere che fece di pitture mostrò il modo di fare gl’ignudi, e che si possono, sebbene con arte e difficoltà, far parere vivi». Anche oggi quando si parla di Michelangelo o di Raffaello non si potrebbe non citare Luca Signorelli, le cui figure intrise di vitalità, dinamiche, scultoree e perfino vere e proprie citazioni dall'antico furono punti di riferimento per i futuri sviluppi dell’arte. Smanioso e instancabile vagabondo, disegnava e dipingeva con spirito inquieto, studio' la prospettiva di Piero della Francesca, osservò la ricerca artistica fiorentina degli ultimi decenni del Quattrocento: Benedetto da Maiano, il Pollaiolo, la linearità di Verrocchio, per poi approdare ad uno stile personale, moderno. La sua maestria con veemenza emerge negli affreschi che l’artista cortonese aveva realizzato nel 1502 per la Cappella Nova - la Cappella di San Brizio (fig.2), così chiamata perché vi fu trasferita l’antica icona della Madonna di San Brizio, dalla quale la figura del Santo fu poi rimossa - situata nel transetto destro del Duomo di Orvieto, la Cattedrale di S. Maria Assunta. E’ nell’Aprile del 1499 che Signorelli firmò un primo contratto con l’Opera del Duomo di Orvieto, per completare la volta iniziata da Fra’ Giovanni da Fiesole - Beato Angelico - che aveva stipulato il suo contratto nel Giugno del 1447. Inizialmente era stato affidato a Signorelli il completamento delle vele della volta, successivamente, con il contratto del 27 Aprile del 1500, le pareti della cappella, portate a termine nel 1504. 

 5.Cappella di San Brizio Eletti in Paradiso2

3 - Idem, Eletti in Paradiso, particolare dell’affresco (Cappella di San Brizio, Cattedrale di S. Maria Assunta, Duomo di Orvieto) (Haltadefinizione Image Bank su concessione dell’Opera del Duomo di Orvieto)

 

6.Cappella di San Brizio Eletti in Paradiso2 2

4 - Idem, Eletti in Paradiso, particolare dell’affresco (Cappella di San Brizio, Cattedrale di S. Maria Assunta, Duomo di Orvieto) (Haltadefinizione Image Bank su concessione dell’Opera del Duomo di Orvieto)

 

Il Giudizio Universale (figg.3, 4, 5, 6), digitalizzato con tecnologia Gigapixel, è ora fruibile anche online gratuitamente attraverso un visore immersivo a 360°, che lo fa rivivere in tutta la sua grandiosità. Grazie al visore dedicato, i visitatori potranno addentrarsi nel brulichio di corpi umani, pelle, muscoli e nella tavolozza di colori, immergendosi in dettagli che sfuggono ad occhio nudo. Ogni utente potrà selezionare i particolari dell’affresco e visualizzarlo nelle sue minuzie, fin quasi a farne parte. Grazie all’alta risoluzione delle immagini e alle sofisticate tecniche di ripresa si avrà la possibilità di ingrandirle decine di volte senza mai perderne la risoluzione. La campagna fotografica curata da Haltadefinizione, Tech Company della casa editrice modenese Franco Cosimo Panini specializzata nella digitalizzazione di dipinti, documenti e manoscritti antichi, ha interessato l’intera superficie dipinta della Cappella di San Brizio per un totale di circa 10.000 scatti, che danno la possibilità di ammirarne le risultanze cromatiche, anche le più distanti sulla volta della Cappella in altissima definizione. Nel capolavoro di Signorelli del Giudizio Universale (figg. 3, 4, 5, 6 e 7) vi è un connubio perfetto di azione e di pathos ed i nudi rappresentati mostrano una costruzione anatomica strabiliante, che ha abbandonato la rigida trasposizione dei cartoni. Con l’ausilio di una punta Signorelli sembra aver inciso e scontornato le superfici con risultati vibratili del pennello: il corpo umano è il fulcro centrale dei suoi affreschi.

 

8.Dettaglio Cappella di San Brizio Dannati all Inferno2 2

5 - Idem, Dannati all’Inferno, particolare dell’affresco (Cappella di San Brizio, Cattedrale di S. Maria Assunta, Duomo di Orvieto) (Haltadefinizione Image Bank su concessione dell’Opera del Duomo di Orvieto)


9. Dettaglio Cappella di San Brizio Dannati all Inferno3 2

6 - Idem, Dannati all’inferno, particolare dell’affresco (Cappella di San Brizio, Cattedrale di S. Maria Assunta, Duomo di Orvieto) (Haltadefinizione Image Bank su concessione dell’Opera del Duomo di Orvieto)

 

Attraverso la ripresa digitale di Haltadefinizione dilettanti e addetti ai lavori potranno esaminare e ammirare le superfici pittoriche in tutta la loro complessità. Luca Ponzio, CEO di Haltadefinizione, ha detto: “Grazie alla collaborazione con l’Opera del Duomo di Orvieto tutti avranno l'opportunità di esplorare questo capolavoro, dagli appassionati d'arte agli studiosi, o chiunque altro sia interessato potrà immergersi nella bellezza di Signorelli. Il nostro obbiettivo è quello di preservare, valorizzare e diffondere il patrimonio culturale attraverso esperienze di fruizione che aprano nuove prospettive alla conoscenza”.

 

panoramica

7 - Idem, Il Giudizio Universale, insieme (Cappella di San Brizio, Cattedrale di S. Maria Assunta, Duomo di Orvieto) (Haltadefinizione Image Bank su concessione dell’Opera del Duomo di Orvieto)

Ogni fotogramma di Haltadefinizione nasce da una tecnologia in grado di restituire all’immagine di un’opera d’arte il livello di documentazione più alto della storia della sua vita biologica, del suo cromatismo, degli spostamenti subiti e dei trattamenti di restauro applicati. Un documento sul quale periziare una polizza assicurativa. L’alta definizione nasce fornendo immagini di reportage che sono Cult e testimoniali dello stato di conservazione e della fortuna espositiva di un’opera, ma non sono soltanto questo. Esse scrutano il visibile senza filtri, consentendo all’obbiettivo di osservare digitalmente e riprodurre quantitativamente i pigmenti di un’opera d’arte sulla sua superficie: dove caduti, dove reintegrati, dove più autentici. L’alta definizione è un documento scientifico chiave della storia conservativa di un’opera d’arte, che traccia da se’ soltanto la prima mappatura del suo indice di rischio da allegare a qualunque scheda di servizio sulle opere d’arte di ogni collezione, anche e soprattutto se l’opera fosse in vendita, in deposito, da esportare, o in dichiarazione d'interesse. L’immagine mappa inoltre l’eventualità di ulteriori applicativi d’indagine da proseguire sul sostrato, portandone all’evidenza i particolari: come praticare ogni intervento di diagnostica e in quali zone, giungendo perciò a sostituire la macrofotografia. Si presta inoltre a selezionare le zone di prelievo del pigmento da sottoporre a colorimetria o alla campionatura di colori per l’analisi al microscopio, limitando il ricorso più costoso, anche in termini di tempo, alla gascromotografia. Quindi a pianificare l’indagine multispettrale, se dovrà essere impiegata sull’opera e quale scansione, se infrarosso, ultravioletto, laser o ED XRF oppure fotografia a luce radente o se, invece, quel che più conta, non necessiti di nessun altro intervento che non sia di routine. O anche infine a stabilire l’urgenza della disinfestazione da agenti patogeni o della deumidificazione in un determinato ambiente museale e via dicendo per intere sale, cappelle, per interi ambienti e per palazzi interi, chiese e cattedrali. Poiché è nello spettro del visibile che incide il suo confronto alla fotografia anche inesperta, amatoriale o artistica e all’incisione e alla fotografia storica e digitale già in archivio. Un confronto che potrà sempre essere immediato, Intelligenza Artificiale compresa, che, con le sue reti neurali (RNN), verrà introdotta più facilmente, tramite un algoritmo, ad apprendere la tecnica della pennellata di ciascun pittore in quale dettaglio determinabile, e a riconoscerla originale per densità ed impressione, distinguendo eventuali falsificazioni, frammenti sollevati o distaccati e lacune, dove riempiti non professionalmente, vale a dire riconoscere le integrazioni di quadri e affreschi e di sculture e architetture ed il cambiamento del loro stato di salute. Potrà dire forse qualcos’altro ad evidenza, anche riguardo la tecnica fotografica della riproduzione falsificata o meno da esaminare: non sostituirà certo l’evenienza del sopralluogo in caso di rischio di danno o di emergenza di consolidamento dove l’oggetto sia localizzato, ma potrà corroborare l’eventuale determinazione di un conservatore, che per mezzo suo abbia compiutamente identificato l’oggetto, sul fatto che la robotica di sorveglianza museale, dalle telecamere, ai sistemi d’allarme, ai robot di un percorso dato, siano in fase produttiva o meno, cioè trasmettano immagini alterate oppure attendibili degli oggetti che vi siano depositati. In altre parole, potremmo dire che l’alta definizione certifica lo stato conservativo dell’opera d’arte ad una data certa e che Haltadefinizione soddisfa le caratteristiche più avveniristiche della sua categoria. Esemplare nella banca dati di Haltadefinizione è la documentazione degli affreschi di Luca Signorelli della Cappella di San Brizio della Cattedrale di S. Maria Assunta a Orvieto, il Duomo d’Orvieto, fotografata digitalmente nella campagna monumentale recensita da Archeomatica a partire da questo articolo.

A proposito delle più recenti discussioni sull'artista, anche in occasione delle esposizioni per le celebrazioni del centenario della morte dal 1953 ad oggi, l'open access della banca dati si affianca quest'anno alla mostra di un'ottantina di opere sue su tavola che si tiene a Cortona, curata da Tom Henry e che, per taglio critico, non ne contempla i disegni e gli affreschi. Nel Giudizio Universale delle Storie degli Ultimi Giorni di Orvieto, considerato antesignano della Cappella Sistina, nella quale, sempre secondo Vasari, anche Luca Signorelli aveva prestato la sua opera nel 1482, il pittore si era ritratto almeno due volte. Una prima volta, nell’affresco detto dei Fatti dell’Anticristo o Predica e Morte dell’Anticristo (fig.8), il primo a sinistra entrando nella Cappella, un soggetto tratto dalla Legenda Aurea, nel personaggio in nero accanto a Beato Angelico, che pure vi aveva lavorato alle vele della volta nel 1447, e poi nel particolare di un demone cornuto che insidia una peccatrice nella parete dei Dannati (fig.9). Mentre la fisionomia di Luca Signorelli del demone con un corno sulla fronte è riconoscibile soprattutto dal paragone all’autoritratto a figura intera, nel ritratto in piedi accanto a lui del primo affresco (fig.8, a e b) - che, secondo Vasari, ritraeva svariati personaggi viventi sullo scorcio del Cinquecento tra cui se stesso - è Beato Angelico ad indossare lo zucchetto e la cappa abbottonata con il cappuccio interamente nero che portava Girolamo Savonarola, in quanto frate domenicano (Gian Paolo Lusetti, il Giornale dell’Arte, 2023). Il giro manica bianco della tunica al di sotto, che spunta doviziosamente ai piedi della figura, era a stento intuibile già nell’albumina dei Fratelli Alinari del primo Novecento (fig.8, a e b), quando la patina e i particolari a secco dell'affresco erano perduti da tempo. L’uno e l’altro con un livello di definizione cromatica ad una scala centimetrata, che non si presta ad equivoci ed abbàgli della resa di dettaglio del tocco a secco nelle immagini di Haltadefinizione, specialmente dove l'intonaco caduto appare ritoccato di nero. Queste immagini rappresentano quindi anche un’intenzionalità espositiva dell’opera e di memoria permanente in caso di danneggiamento, deperimento o degrado estremo, entrando in profondità nel dibattito all’attualità sotto il profilo scientifico, didattico e turistico su quale realtà abbia creato il pittore. Una proposta celebrativa che non indulge che alla spettacolarità dell’opera nel contesto museale, civico e religioso, paesaggistico e cittadino, di per se stesso una meraviglia della natura e dell’arte anche se le peripezie acrobatiche di Signorelli non vi precipitassero dal finimondo dell’Apocalisse l'identità perennemente risorta di Beato Angelico, che, insieme al maestro Piero della Francesca, fu la sua fonte d'ispirazione.

Dalla rassegna digitale ad alta risoluzione, al confronto con le fotografie di Mario Moretti del 1940-41 (Fototeca Zeri), emergono inoltre i limiti dell’intervento di restauro in profondità degli affreschi di Signorelli ad opera di Mauro Pellicioli, rispetto al quale le puliture successive nei decenni seguenti sono state prevalentemente di mantenimento e di instancabile osservazione.

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 8 - Luca Signorelli, Fatti dell’Anticristo, particolare dell’affresco (Cappella di San Brizio, Cattedrale di S. Maria Assunta, Duomo di Orvieto) sopra a): albumina, Foto Alinari, Fondo Frizzoni, Accademia di Brera, Milano; sotto b): idem, diapositiva colore, ICCD)


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Fig.9 - Idem, Dannati all’inferno, particolare dell’affresco con l’autoritratto di Signorelli nel demone cornuto di pelle scura (Cappella di San Brizio, Cattedrale di S. Maria Assunta, Duomo di Orvieto)

Sul dinamismo di queste scene, lo studio del tono muscolare degli incarnati e le lumeggiature e ombreggiature colorate ancora leggibili nelle fotografie di Domenico Anderson (fig.8) del 1907 (ICCD e Archivio Alinari) si sovrappongono, a stento distinguibili, l'acquarello, il tratteggio e il paziente rigatino senza contorno del restauro riconducibile a Pellicioli stesso nelle fotografie storiche di Moretti e uno degli argomenti all’origine della polemica, aperta dal restauratore bergamasco caro a Roberto Longhi, fra quest'ultimo e Cesare Brandi, che finì per sfociare sul tema della patina sulla superficie dei dipinti. Erano gli anni che segnarono la cronologia della direzione dell’Istituto Centrale del Restauro e delle lezioni di metodo di Cesare Brandi, pubblicate nel 1963 con il titolo di Teoria del Restauro, cui seguirà nel 1972 la prima formulazione della Carta Italiana del Restauro, che ha fondato una terminologia specifica dei principi di tecnica del restauro anche ai fini del riconoscimento del falso storico. In alta definizione Luca Signorelli è più che mai una pietra miliare del Rinascimento testuale.

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Halta signorelli

Laser per galleria: contesto d'uso e applicazione delle soluzioni Vidalaser

Al giorno d'oggi vengono realizzate ogni sorta di gallerie ed opere sotterranee, senza paura e con cognizione di causa. Passando dai tunnel transalpini sino a quelli sottomarini, ogni tipo di terreno viene forato. Un processo iniziato migliaia di anni fa, come riportato negli anni Novanta dallo studio Whittaker e Frith, ma basta pensare alle opere dei Romani, grandi costruttori, per avere un'idea del passato più recente.

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