Il dipinto d’apertura di questo articolo sul Museo della Scuola Romana (Anni Venti-Sessanta) e' una veduta nel 1960 del Campidoglio (fig.1) dal Foro Romano, firmata da Francesco Trombadori. Il nuovo allestimento del Museo, che tra gli altri curatori ha avuto Federica Pirani, è stato inaugurato a settembre 2025 al secondo piano del Casino Nobile di Villa Torlonia.
Nel piccolo olio assolato spiccano il Tabularium, l’Arco di Settimio Severo, il Tempio di Antonino e Faustina, chiesa consacrata con il titolo di S. Lorenzo in Miranda, la Chiesa dei SS. Luca e Martina e il monumento al Milite Ignoto. Appartiene al gruppo di opere dell’artista denominato dei ‘paesaggi del silenzio’ e all’ultimo periodo della sua attività, con il quale si chiude cronologicamente la rassegna di 150 opere di grafica, tra cui anche incisioni, pittura e scultura delle sale. Quadretti come questo muoveranno l’antiaccademismo delle generazioni successive, soprattutto tra gli appassionati e i professionisti di fotografia. Insieme agli altri dipinti che nella galleria della Villa sono pertinenti alla Scuola Romana, infatti, rappresentano, nel lasso di tempo tra le due guerre, tanto il ritorno al tonalismo, quanto il distacco da Valori Plastici. Un fare proprio, tra gli altri, agli artisti concentrati nella Scuola di Via Cavour, cosiddetta da Roberto Longhi dal nome della strada presso la quale risiedettero a Roma Mafai e Raphaёl. Frequentazione da parte del critico del gruppo di pittori che è testimoniata anche dal suo ritratto di Amerigo Bartoli Natinguerra (fig. 2), una tela che molto deve a Cezanne.
Fig. 2 - Amerigo Bartoli Natinguerra (1890-1971), Ritratto di Roberto Longhi (Museo della Scuola Romana, Villa Torlonia, Roma)
Fig. 3 - Amerigo Bartoli Natinguerra (1890-1971), Ritratto di Vincenzo Cardarelli, copertina del catalogo di dipinti di Amerigo Bartoli a cura di Ardengo Soffici
Di Bartoli nel 1950 Ardengo Soffici curerà il catalogo delle opere [fig. 3], con in copertina il Ritratto di Vincenzo Cardarelli, uno degli Amici al caffè Aragno, al piano terreno del Palazzo della Rinascente al Corso Umberto a Roma, stilizzato come un volto di Amedeo Modigliani. Rispecchiano inoltre il realismo e l’espressionismo italiano degli anni di guerra, così come lo sperimentalismo del secondo dopoguerra, fino agli anni Settanta del Novecento, scaturito dal contrasto fotografico di luce ed ombra. È un’intimista accademia del ritratto (fig. 4), del nudo (anche statuario, vedi i gessi di Antonietta Raphaёl (fig.5)) e del paesaggio urbano che si trasforma, specialmente con gli sventramenti perpetrati durante il Ventennio fascista; una scuola rigorosamente prospettica anche quando scompone e disfa soggetti figurativi come le vedute.
Fig. 4 - Mario Mafai Volpe (1902-1962), Ritratto in piedi di Antonietta Raphaёl nello studio di scultura (Museo della Scuola Romana, Villa Torlonia, Roma)
Tra i suoi esponenti annovera scultori e pittori come Antonietta Raphaёl (fig. 4), Mario Mafai, celebre anche per le nature morte che riecheggiano il colore squillante dei Fauves, Scipione (pseudonimo di Gino Bonichi), Mirko Basaldella, Leoncillo Leonardi, Renzo Vespignani, Ferruccio Ferrazzi, Fausto Pirandello, Toti Scialoja, Katy Castellucci, Carlo Levi, Alberto Ziveri. Si è formata attraverso il “Realismo magico” e a partire dal “Ritorno all’ordine” di Antonio Donghi, Riccardo Francalanci, Gisberto Ceracchini, Carlo Socrate, Mario ed Edita Broglio, Giuseppe Capogrossi, Nino Bertoletti, Quirino Ruggeri, Roberto Melli ed Emanuele Cavalli, oltre a Francesco Trombadori e senza diventare una corrente di qualcos’altro, certo non solo grazie alle storicizzazioni topografiche di Longhi, ma parallelamente ai maggiori lirici del Novecento, tra cui anche Giuseppe Ungaretti ed Eugenio Montale, ha fatto transitare la cultura italiana sul campo della ricerca cromatica e formale contemporanea. Immancabile nella mostra permanente della soffitta di Villa Torlonia qualche Guttuso, che forse più che ad ogni altro ha guardato all’opera di Mario Mafai (fig.6).
Fig.5 - Antonietta Raphaёl (1946-1975), Re David piange la morte di Assalonne, gesso colorato (Museo della Scuola Romana, Villa Torlonia, Roma)
6) - Mario Mafai Volpe (1902-1962), Lezione di piano (Museo della Scuola Romana, Villa Torlonia, Roma)
Il rinnovato percorso espositivo comprende opere in comodato d’uso da collezioni private, insieme ai capolavori che sono per lo più pervenuti al Museo di nuova istituzione dai depositi di Palazzo Braschi. Oppure da alcuni dei 14 atelier di artisti che oggi fanno parte della Fondazione di Villa Strohl-Fern, nei pressi di Villa Borghese, la grandiosa villa storica nella quale era stato ospite anche Rainer Maria Rilke. Tra questi, in collaborazione con BNL BNP Paribas, è al pubblico la famosa serie delle vedute della Capitale meglio conosciuta come “Collezione Roma”: Cinquanta pittori per Roma. 54 opere di identico formato (cm 20x26) cartolina, dipinte in concorso a tema tra il 1946 e il 1948 dagli artisti più stimati del periodo (Afro Basaldella, Mario Mafai, Filippo de Pisis, Renato Guttuso, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Fausto Pirandello, Renzo Vespignani e altri). La “Collezione Roma” di paesaggi, ideata da Cesare Zavattini, padre del Neorealismo cinematografico, fu acquistata in blocco dal produttore cinematografico Ferruccio Caramelli. Dal 1983 la serie è entrata a far parte della Collezione BNL (Banca Nazionale del Lavoro, BNP Paribas): curatori nel 2007 del catalogo omonimo della raccolta, che conta ad oggi oltre 6000 opere, Enzo Bilardello e Fedora Franze’.

