Cosa succede quando i taccuini di un pioniere dell’archeologia subacquea incontrano le moderne tecnologie di mappatura digitale?
Tra il 1967 e il 1974, Nicholas Flemming esplorò le coste della Grecia armato di matita, maschera e un’intuizione rivoluzionaria: usare i resti archeologici sommersi come cronometri geologici. Oggi, attraverso la Honor Frost Archive Fellowship 2024 condotta dal Dr. Max MacDonald, quei dati riemergono dai faldoni della Hartley Library per diventare un dataset interattivo fondamentale per lo studio del cambiamento del livello del mare. L'archeologia marittima moderna poggia sulle fondamenta gettate da pionieri come Honor Frost e Nic Flemming. Sebbene oggi disponiamo di tecnologie avanzate (multibeam, fotogrammetria 3D), i dati grezzi, gli schizzi e le osservazioni autografe degli anni '60 e '70 rappresentano un "benchmark" insostituibile. Questi documenti permettono di quantificare l'evoluzione costiera e il degrado dei siti nell'arco di mezzo secolo.
Dalla Carta al GIS
Il progetto ha analizzato 38 faldoni d’archivio presso la Hartley Library (Università di Southampton), selezionando 44 documenti critici. La metodologia si è articolata in tre fasi:
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Trascrizione e Metadatazione: Conversione dei diari manoscritti in formato digitale leggibile.
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Georeferenziazione Storica: Localizzazione dei siti visitati da Flemming, tra cui il celebre insediamento di Pavlopetri.
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Integrazione Multimediale: Correlazione tra descrizioni testuali, schizzi originali e mappe a china con le attuali coordinate geografiche.
Il Monitoraggio del Livello del Mare
Nic Flemming non si limitò alla catalogazione archeologica; utilizzò i siti come indicatori geologici. Misurando la profondità dei reperti e le tacche erosive nel beachrock, Flemming ha documentato le variazioni del livello del mare e i movimenti tettonici locali. Questi dati, riletti oggi, offrono una prospettiva storica cruciale per i modelli di cambiamento climatico nel Mediterraneo.
Risultati: La Mappa Interattiva
Il culmine tecnologico del progetto è una Web Map interattiva che funge da ponte tra l'archivio fisico e la comunità scientifica globale. Navigando nelle regioni di Creta o del Peloponneso, l'utente può visualizzare i diari originali (es. MS448/A4315). Ogni entry è corredata dai disegni tecnici e dalle mappe geofisiche elaborate da Flemming, offrendo una visione d'insieme del contesto sottomarino allora documentato.
Per trasformare i diari cartacei di Nic Flemming in uno strumento di analisi spaziale, il workflow tecnologico si è basato sull'integrazione di database relazionali e sistemi di web-mapping.
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Data Processing: La digitalizzazione non si è limitata alla scansione OCR, ma ha previsto una normalizzazione dei dati spaziali. Le coordinate approssimative dei diari anni '60 sono state incrociate con dati satellitari attuali per correggere gli errori di posizionamento (Datum trasfomation).
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Sviluppo Web-Map: È stata utilizzata una piattaforma GIS Cloud (come ArcGIS Experience Builder o Leaflet) per permettere la navigazione gerarchica. Il sistema gestisce "layer" informativi sovrapponibili:
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Layer 1 (Puntuale): I siti archeologici individuati da Flemming.
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Layer 2 (Raster): Le mappe storiche inchiostrate, georeferenziate sopra la batimetria attuale.
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Layer 3 (Documentale): Database collegato che richiama il file JSON contenente la trascrizione del diario.
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Interattività: L'interfaccia utilizza trigger spaziali: lo zoom su una regione specifica (es. Peloponneso Orientale) filtra automaticamente i metadati associati, visualizzando esclusivamente i documenti MS448 pertinenti.
Conclusioni
La digitalizzazione degli archivi Frost e Flemming dimostra che la tecnologia non serve solo a generare nuovi dati, ma a dare una "seconda vita" a quelli esistenti. Questi diari non sono solo memorie storiche, ma strumenti attivi per la tutela del patrimonio sommerso della Grecia.
Qui la webmap citata:
https://honorfrostfoundation.org/2026/01/14/exploring-greeces-submerged-and-coastal-archaeology-through-the-journals-of-nic-flemming/

