ICRI, dal 2026 un Istituto dedicato alla gestione del rischio del patrimonio culturale

Immagine tratta dalla copertina della pubblicazione iniziale sulla Carta del Rischio del 1992
Immagine tratta dalla copertina della pubblicazione iniziale sulla Carta del Rischio del 1992

Dagli anni Settanta, in Italia, prende avvio un percorso di studi sul rischio applicato al patrimonio culturale, progressivamente affinato anche in risposta ai grandi eventi sismici che hanno colpito il Paese. Un tema che continua a essere al centro del dibattito tecnico-scientifico, come dimostrato anche da recenti occasioni di confronto quali TechnologyForAll.

Dai terremoti della Val Nerina e del Friuli, fino agli eventi dell’area umbro-marchigiana, di Assisi e, più recentemente, di Amatrice, le emergenze hanno evidenziato la vulnerabilità diffusa dei beni culturali, spingendo verso approcci sempre più strutturati alla prevenzione. Questo lungo processo di ricerca trova una prima sintesi negli anni Novanta con la Carta del Rischio del Patrimonio Culturale e, oggi, una nuova collocazione istituzionale con l’avvio dell’ICRI.

La Carta del Rischio rappresentò il punto di maturazione di decenni di studi e sperimentazioni, introducendo una lettura integrata della vulnerabilità dei manufatti e della pericolosità territoriale. La prevenzione veniva così affrontata in modo sistematico, superando una logica puramente emergenziale e ponendo le basi per criteri di priorità fondati sull’analisi del rischio.

L’obiettivo non era esclusivamente conoscitivo. Il sistema era concepito anche come strumento operativo, a supporto della programmazione economica degli uffici periferici dello Stato, orientando gli interventi di manutenzione programmata e prevenzione in funzione dei livelli di rischio rilevati sul territorio.

Questa esperienza fu inizialmente sviluppata all’interno dell’Istituto Centrale di Restauro, dove si consolidò come riferimento nazionale per l’integrazione di dati storici, territoriali e tecnico-conservativi, anticipando approcci oggi centrali nella gestione del patrimonio culturale.

Dal 1° gennaio 2026, il sistema evolve con l’istituzione dell’Istituto centrale per la gestione dei rischi del patrimonio culturale (ICRI), con sede a Roma. Il nuovo Istituto è configurato come ufficio di livello dirigenziale non generale, dotato di autonomia speciale, e inserito nell’organizzazione del Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale.

La nascita dell’ICRI risponde all’esigenza di rendere strutturali e continuative le attività di ricerca, monitoraggio, valutazione e gestione del rischio, in un contesto caratterizzato da vulnerabilità crescenti legate a fattori naturali, climatici e antropici. Il decreto istitutivo definisce in modo puntuale funzioni, competenze e ambiti operativi del nuovo Istituto, chiarendo il quadro entro cui si colloca l’evoluzione della Carta del Rischio e delle politiche di prevenzione.

Il tema del rischio nel dibattito recente

Gestione del rischio e tecnologie digitali
Nel novembre scorso, l’evento TechnologyForAll ha dedicato la sua sessione inaugurale ai nuovi indirizzi di gestione del rischio nei beni culturali, con un focus su dati, metodologie e strumenti digitali a supporto della prevenzione. Al centro del confronto: monitoraggio multi-sorgente, interoperabilità con la Carta del Rischio, uso di dati satellitari per terremoti, frane e alluvioni, effetti dei cambiamenti climatici e supporto ai processi decisionali. La sessione è stata moderata da Carlo Cacace (Sistema Informativo Carta del Rischio del Patrimonio Culturale – MiC).

Nota di fondo – Competenze e funzioni dell’ICRI

(testo tratto dall’All. 1 al DM n. 501 del 23.12.2025 – ICRI)

L’Istituto svolge attività di ricerca, monitoraggio, valutazione e gestione dei rischi relativi al patrimonio culturale. In particolare, sulla base delle linee guida e dei criteri formulati dal Dipartimento per la salvaguardia del patrimonio culturale, l’Istituto:

a) adotta le iniziative utili per la definizione e l’applicazione di linee di indirizzo, standard e misure di coordinamento necessarie per assicurare lo sviluppo dello studio e della ricerca nel settore del monitoraggio e della gestione dei rischi del patrimonio culturale;

b) elabora e gestisce i piani di monitoraggio ordinari e straordinari finalizzati alla valutazione del rischio del patrimonio culturale;

c) cura la standardizzazione della documentazione finalizzata ai monitoraggi e alla valutazione dei rischi del patrimonio culturale, al fine dell’aggiornamento della Carta del rischio del patrimonio culturale;

d) progetta e gestisce sistemi informativi e banche dati per la raccolta e l’elaborazione dei dati di monitoraggio e di valutazione del rischio del patrimonio culturale;

e) promuove l’innovazione e la sperimentazione nelle metodologie e nelle tecnologie per la prevenzione, il monitoraggio e la gestione dei rischi del patrimonio culturale;

f) promuove le metodologie di gestione del rischio messe a punto per il patrimonio culturale italiano a livello internazionale, organizzando in Italia e all’estero apposite iniziative, convegni, dibattiti, presentazioni, seminari, esposizioni temporanee e rendendo noti mediante pubblicazioni scientifiche i risultati delle ricerche effettuate e i metodi di analisi e di intervento elaborati;

g) sottoscrive e cura gli accordi di collaborazione con le università e i centri di ricerca pubblici italiani e stranieri per attività di ricerca nell’ambito del monitoraggio e della gestione dei rischi del patrimonio culturale;

h) svolge le funzioni già attribuite all’Ufficio del Soprintendente speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016, fino al cessare delle esigenze emergenziali, secondo quanto previsto dal decreto ministeriale 3 novembre 2020, n. 497.

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