Fig. 1- Tavolo multimediale con proiezione della ricostruzione di un banchetto medievale
Raccontare il patrimonio oggi
Ogni museo custodisce storie complesse, stratificate, spesso silenziose. Non sempre, però, questi racconti riescono a emergere in modo chiaro e coinvolgente senza un progetto narrativo capace di renderli accessibili.
La narrazione digitale consente di trasformare dati, documenti, archivi e reperti in esperienze comprensibili e memorabili, capaci di parlare al pubblico contemporaneo senza perdere profondità e rigore. Questa trasformazione non riguarda l’introduzione di tecnologie in sé, ma la costruzione di percorsi espositivi in cui contenuti, spazio e strumenti concorrono alla comprensione del patrimonio.
In questo scenario, il museo non è più soltanto un luogo di conservazione, ma uno spazio di interpretazione e relazione. Anche ciò che tradizionalmente rimane invisibile — come i dati archeologici, le stratigrafie o i materiali di scarto — può diventare materia narrativa, se inserito all’interno di un progetto coerente di mediazione culturale.
Un esempio concreto di questo approccio è rappresentato dal Museo della Rocca di Montefiore Conca in provincia di Rimini, dove il progetto di allestimento digitale nasce direttamente dalle ricerche archeologiche condotte all’interno della fortezza. Gli scavi hanno restituito non solo strutture e fasi costruttive, ma soprattutto un insieme significativo di materiali provenienti dalle fosse da butto, capaci di raccontare aspetti fondamentali della vita quotidiana e delle relazioni sociali della corte medievale.

Fig. 2 – I piatti 3D, dotati di sensori, attivano proiezioni zenitali che ricostruiscono gradualmente una tavola medievale imbandita, offrendo un’esperienza partecipativa per adulti e bambini. Accanto a ciascun piatto sono presentate curiosità sugli usi e costumi a tavola in epoca medievale, in italiano e inglese e in Braille
Il processo di narrazione di Collettivo Digitale
Il progetto di storytelling è stato sviluppato da Collettivo Digitale a partire dal lavoro scientifico condotto sul sito. Gli studi archeologici e l’interpretazione dei reperti hanno costituito la base narrativa da cui costruire le installazioni multimediali, ponendo la ricerca come fondamento del racconto.
Le fosse da butto sono state lette come archivi della quotidianità medievale: resti di pasti, ossa animali, ceramiche decorate offrono informazioni preziose sulle pratiche alimentari, sugli oggetti d’uso e sui simboli legati alla rappresentazione del potere. Il lavoro progettuale ha tradotto questa mole di dati in un sistema narrativo accessibile, mantenendo sempre il legame con il contesto archeologico e con i processi di scavo e di studio.

Fig. 3 – Video mapping con ricostruzione virtuale degli affreschi della Rocca.
Gli strumenti narrativi digitali
La narrazione museale può assumere forme diverse, scelte in funzione della storia da raccontare e del contesto espositivo.
Tra gli strumenti più efficaci rientrano timeline interattive e mappe tematiche per organizzare cronologie complesse; archivi digitali esplorabili che trasformano fonti articolate in percorsi di scoperta; display touch, totem interattivi e tavoli multimediali che favoriscono un’interazione diretta; proiezioni immersive, a parete, a pavimento o a 360°, capaci di amplificare la percezione; sistemi integrati fisico-digitali in cui sensori, oggetti o gesti attivano i contenuti in modo intuitivo.

Fig. 4 – Ricostruzione dei motivi decorativi delle ceramiche rinvenute nelle fosse da butto, integrata nel tavolo multimediale.
Dallo scavo al racconto
Nel percorso espositivo del Museo di Montefiore Conca, gli strumenti narrativi digitali trovano applicazione nella traduzione delle ricerche archeologiche in esperienza di visita.
Gli scavi condotti nella Rocca e lo studio dei materiali rinvenuti nelle fosse da butto hanno permesso di ricostruire le pratiche alimentari e conviviali dell’epoca, offrendo una lettura concreta della vita quotidiana medievale.
A partire da queste evidenze è stato progettato, nella sala dedicata alle ceramiche recuperate in loco, un grande tavolo interattivo che consente di partecipare a un banchetto medievale “digitale”. I piatti 3D, dotati di sensori e posizionati dai visitatori sulla superficie, attivano proiezioni zenitali che ricostruiscono i decori originali e una tavola medievale imbandita. L’exhibit diventa così una postazione di engagement e di approfondimento, capace di coinvolgere adulti e bambini e di garantire l’accessibilità dei contenuti attraverso audio e testi in Braille, in italiano e in inglese.
Il percorso museale include inoltre una postazione TANGENT, pensata per garantire l’accessibilità anche a persone con disabilità sensoriali. Modelli tridimensionali tattili consentono di esplorare le principali fasi costruttive della Rocca, mettendo in relazione l’evoluzione architettonica con le informazioni emerse attraverso rilievi e analisi stratigrafiche.

Fig. 5 – Postazione con display touch bilingue che accompagna la visita, restituendo in forma accessibile le scoperte degli scavi archeologici.
Ricostruire ciò che non è più visibile
Nella Sala dell’Imperatore, uno degli ambienti più rappresentativi della Rocca, la ricerca storica e archeologica ha guidato la progettazione di una proiezione immersiva sulla volta, pensata per restituire la lettura degli affreschi trecenteschi oggi solo parzialmente conservati. Il contenuto visivo nasce dallo studio storico-artistico delle pitture murali e dalla documentazione prodotta durante le campagne di restauro e di scavo, proponendo una ricostruzione visiva filologica delle decorazioni originarie.La proiezione si sovrappone temporaneamente alle superfici architettoniche, consentendo al visitatore di confrontare lo stato attuale con l’ipotesi ricostruttiva e di comprendere il ruolo originario della sala come spazio di rappresentanza.
Tecnologia e racconto
Le postazioni digitali operano come un sistema narrativo integrato, affrontando aspetti diversi della vita della Rocca — dalla quotidianità alla rappresentazione del potere, fino all’evoluzione architettonica — attraverso linguaggi differenti ma coerenti. In questo modo, i risultati delle ricerche archeologiche non rimangono confinati alla documentazione specialistica, ma diventano esperienza di visita. La tecnologia si configura come strumento di mediazione, capace di rendere il patrimonio leggibile e significativo per il pubblico contemporaneo.

Fig. 6 – Modello 3D tattile in scala che illustra una delle fasi di ampliamento della Rocca.
Coerenza tra spazio, contenuto e linguaggio
Interfacce, grafiche e modalità di interazione dialogano con lo spazio espositivo e con l’identità del museo. Le soluzioni progettuali di Collettivo Digitale evitano modelli standardizzati, privilegiando interventi su misura che rispettano l’architettura, la storia del luogo e il tono del racconto.Raccontare significa preservare, condividere e rendere viva la memoria. La narrazione digitale diventa così uno strumento di conoscenza e partecipazione.

Fig. 7 – Video in grafica animata, proiettato sul tavolo multimediale, che racconta alcuni episodi significativi della storia della Rocca.
Per approfondire
Dott.ssa Daniela Donnini - Experience Designer presso Collettivo Digitale

