Se ci s’imbatte in un pittore come Rembrandt bisogna fare i conti con una pittura brutale, drammatica per poi divenire nel contempo intima e meditativa. S’introduce con veemenza nello spirito e nella psiche inginocchiandoti a terra a riflettere.
La teatralità presente nelle opere del periodo giovanile pian piano viene abbandonata per lasciare spazio ad una rappresentazione spirituale, introspettiva. La descrizione dettagliata di paesaggi e scene di genere dei pittori olandesi del XVII sec. non è il campo da gioco di Rembrandt che non si sofferma alla sola descrizione, scruta come un chirurgo gli organi umani e spinge il pennello in profondità perforando figurativamente la tela. Collezionista appassionato fino all’eccesso di stoffe di pregio, gioielli e mobili antichi riversati nelle sue tele con insolita narrazione prendono vita ed un respiro più ampio grazie alla sua pittura che tutto salda.
Il gioiello da mostrare c’è ed è rimirato davanti allo specchio da una giovane donna, con le mani in primo piano (Giovane donna con orecchini, San Pietroburgo, Hermitage Museum, fig.1). Figure dipinte, non meramente ordinate una accanto alle altre, ma compartecipanti di un medesimo evento, concatenati. Ritratti (1630-1645), autoritratti, scene a soggetto religioso non realistici, ma tattili. Di che cosa è composta l’opera di Rembrandt? Gioco di velature e nuovo impasto, chiaroscuro, materia e colore, colore e materia. Un bue squartato e l’odore di sangue, luce soffice e fervida con molteplici sfumature, senso di profondità e gesticolazione delle figure.

Fig.1- Rembrandt, Giovane donna con orecchini, Museo Statale Ermitage, San Pietroburgo
Artista che oltrepassa lo stereotipo dei ritratti tradizionali e con la luce e per la luce costruisce le scene. Ritornano le parole di Marcel Proust che nel quinto libro della sua magistrale Recherche (la Prigioniera) in una delle sue tante riflessioni sull’arte e sulla letteratura spiega ad Albertine come i grandi scrittori e alcuni artisti nel profondo hanno scritto e realizzato una sola opera, soffermandosi su Dostoevskij, cita Rembrandt: “Ebbene, è sempre la medesima, questa nuova bellezza, in tutte le opere di Dostoevskij (particolare quanto una donna di Rembrandt) con il suo viso misterioso la cui bellezza gentile si muta bruscamente, come se avesse recitato la commedia della bontà, in una terribile insolenza..” , e ancora riferendosi all’opera celebre dell’artista - (Betsabea al bagno con lettera di David, 1654, Parigi, Louvre, fig.2), - dice: (…) Notate ch’egli non ha conosciuto che quel viso straordinario, doppio, le cui improvvise vampate d’orgoglio fanno apparire la donna diversa da quella che è (…).

Fig. 2- Rembrandt, dettaglio di Betsabea al bagno con lettera di David, 1654, Louvre, Parigi
Rembrandt, in effetti, non restituisce semplicemente un volto, e della storia tratta dal Vecchio Testamento, dal secondo libro di Samuele, sceglie un peculiare momento. Dopo la morte del marito la donna riceve l’invito del re a diventare suo moglie, l’artista la ritrae nel momento in cui viene preparata dall’ancella, nuda a grandezza naturale e con il capo leggermente chinato. Nel suo volto un florilegio. Invasato dal dilemma, in preda al dubbio, mostra nel contempo il desiderio di compiacere il suo re e l’ essere fedele al marito. Senza via d’uscita in quel volto è racchiusa l’intera narrazione scarna di gesti violenti o teatrali, rivela l’ineguagliabile poetica rembrandtiana. Come nel secondo lungometraggio di Christian Nolan dove l’intera vicenda non è raccontata in maniera lineare e il protagonista Leonard Shelby si sveglia ogni mattina nella stanza anonima dell'Icann Motel con la stessa domanda: dov'ero rimasto?
Ritorniamo al 1642, anno in cui Rembrandt dipinge la così detta Ronda di Notte, commissionata dal capitano Frans Banning Cocq per ritrarre gli ufficiali e i membri della sua milizia. Una commissione -quella del ritratto di gruppo- affidata frequentemente ai pittori di quell’epoca. Rembrandt costruisce qualcosa di diverso, - si avvicina alle sue realizzazioni il pittore Frans Hals- infrange le regole, non più la monotona rappresentazione di figure giustapposte, statiche, intisichite, ma la creazione di ambienti, di luoghi, di un certo sentire, di una compartecipazione, viva. La ronda di notte presenta diversi gruppi in movimento e una ricca trama luministica. Il ritratto collettivo di una delle tante milizie borghesi, Rembrandt la immagina come se stesse nell’atto d’intraprendere una marcia che dopo essersi assiepati sotto il portale si disperde per le strade della città.
La luce guida l’occhio dell’osservatore e le pennellate sono vibranti, libere fin quasi a divenire grumose. Realizzato da Rembrandt nel 1642 con i suoi 363 × 437 centimetri, si srotola davanti lo sguardo dell’altro. La tela in origine era molto più grande, ma fu tagliata brutalmente ai due lati per poter essere adattata al nuovo spazio, morto l’artista anche alcune sezioni in alto e in basso furono rimosse per passare dalla sua posizione originale, cioè la sala di riunione delle guardie civiche del Kloveniersdoelen, per essere esposta al municipio di Amsterdam, nel 1715.
Le parti mancanti sono andate perdute, ma nel 2021 il Rijksmuseum di Amsterdam ha provato a riprodurle grazie alle nuove tecnologie di scanning e alle reti neurali convoluzionali. Il ripristino delle dimensioni originali della Ronda è stato suggerito da Erst van der Wetering, studioso di Rembrandt con una lettera inviata al museo olandese. Ad occuparsi della ricostruzione è stato Rob Erdmann, scienziato esperto in tecnologie di restauro e conservazione, basandosi su tre punti focali: una copia del dipinto originale attribuita a Gerrit Lundens e realizzata prima della mutilazione, la sezione conservata rimanente del dipinto originale e la tecnologia dell’intelligenza artificiale. L’intelligenza artificiale è stata utilizzata per risolvere una serie di problemi specifici, il primo dei quali era rappresentato proprio dalle dimensioni: la copia realizzata da Lundens è un quinto dell’originale. C’era però anche una questione di stile: troppo diverso quello di Lundens rispetto a quello di Rembrandt, il che ha sollevato la questione di come i pezzi mancanti potessero essere restaurati con un’approssimazione tale. E così Erdmann ha creato tre reti neurali separate, un tipo di tecnologia di apprendimento automatico che addestra i computer a imparare e migliorarsi per risolvere problemi. Robert Erdmann, ha allenato un computer a riprodurre, pixel dopo pixel, lo stile di Rembrandt.
La prima rete neurale ha identificato i dettagli in comune tra la copia di Lundens e l’originale di Rembrandt, la seconda rete neurale ha adattato le dimensioni di questi dettagli, la terza, invece, ha replicato quegli stessi dettagli, ma nello stile di Rembrandt. Per farlo, Erdmann ha classificato le repliche nell’uno e nell’altro stile e se la riproduzione dell’Intelligenza Artificiale si avvicinava a quella di Lundens si generava un errore. Eseguito milioni di volte, il programma dell’Intelligenza Artificiale è stato in grado di affinare la propria abilità nel riprodurre lo stile di Rembrandt a scapito di quello di Lundens, fino a poter riprodurre precisamente la parte mancante della Ronda di Notte con la “mano” dell’autore originale. Ad alimentare gli algoritmi sono state scannerizzazioni ad altissima risoluzione della “Ronda di notte, le immagini risultanti sono state poi stampate su tela e laccate, per assumere l’aspetto di un vero quadro.
A Novembre 2024 hanno preso il via i lavori di Restauro della Ronda di Notte, frutto di un progetto di ricerca e restauro portato avanti da anni, oltre alla ricostruzione grazie alla intelligenza artificiale, tra le scoperte emerse negli ultimi anni -grazie ad un’analisi a raggi X - l’impiego di uno strato di piombo e per ottenere lucentezza l’utilizzo dell’arsenico e tuorlo d’uovo, inoltre la presenza di schizzi preparatori sotto gli strati di pittura.
La Ronda di Notte di Rembrandt trascende la pittura, è una vera e propria messa in scena di un opera teatrale! Quel genio di Rembrandt.

