Flyover Zone, la tecnologia che ricostruisce in 3D i mondi dell’antichità perduti

Flyover Zone, la tecnologia che ricostruisce in 3D i mondi dell’antichità perduti

Alcune tecnologie documentano il mondo così com’è. Altre affrontano una sfida molto più complessa: ricostruire ciò che è andato perduto.

È questa la missione di Flyover Zone, società specializzata nella creazione di ambienti storici immersivi che permette agli utenti di esplorare luoghi dell’antichità ormai scomparsi attraverso la realtà virtuale e la modellazione tridimensionale.

L’idea nasce da un’intuizione maturata oltre cinquant’anni fa da Bernard Frischer, fondatore del progetto. Nel 1974, durante una visita al museo della Civiltà Romana, rimase colpito dall’imponente plastico della Roma antica. Di fronte a quel modello in gesso immaginò per la prima volta una tecnologia capace di far camminare virtualmente le persone tra le strade dell’antica capitale dell’Impero romano. Quella riflessione si sarebbe trasformata, nel corso dei decenni, in un lungo percorso di ricerca dedicato alla ricostruzione immersiva del passato.

Per Frischer, l’obiettivo principale è sempre stato quello di favorire l’apprendimento e la ricerca attraverso la visualizzazione. Durante gli anni di insegnamento presso l’Università della California di Los Angeles (UCLA), si rese conto che un’esperienza diretta dei luoghi storici avrebbe suscitato negli studenti una comprensione più profonda rispetto ai metodi tradizionali. Poiché portare intere classi a Roma non era possibile, iniziò a studiare come trasportare virtualmente Roma a Los Angeles.

A differenza delle tecnologie di rilievo come il lidar, che registrano lo stato attuale di monumenti e paesaggi, Flyover Zone si concentra sulla ricostruzione di ambienti scomparsi. Il processo di lavoro prende avvio dalla ricerca scientifica. Il team collabora con archeologi, storici dell’arte e specialisti che hanno pubblicato studi e monografie sui siti da ricostruire. Quando non è disponibile un esperto di riferimento, vengono raccolte e analizzate le principali pubblicazioni scientifiche, comprese piante, sezioni e disegni ricostruttivi utili alla modellazione.

Sulla base di questa documentazione, i modellatori tridimensionali ricreano gli edifici e i paesaggi storici. Una volta verificata l’accuratezza delle ricostruzioni da parte degli studiosi, interviene la direzione artistica che aggiunge dettagli visivi e prepara i contenuti destinati alle esperienze immersive.

Nel corso degli anni, Flyover Zone ha sviluppato numerosi progetti dedicati ad alcuni dei più importanti siti archeologici del mondo. La realizzazione delle ricostruzioni virtuali dell’Acropoli e dell’Agorà di Atene, dei templi di Baalbek, delle Terme di Caracalla e del Foro Romano ha richiesto circa due anni di lavoro ciascuna. Altri progetti, come la Casa del Poeta Tragico di Pompei, il Giardino dello Stadio e la tomba di Ramesse VI, sono stati completati in circa un anno. Per ricostruire l’intera città di Roma antica e realizzare un volo virtuale sopra il suo tessuto urbano sono stati necessari quasi trent’anni di ricerca e sviluppo.

Pur operando in un settore vicino a quello geospaziale, la società utilizza principalmente fotografie panoramiche e fotogrammetria, mentre il lidar non rappresenta una componente centrale del proprio approccio. L’azienda sta inoltre valutando l’acquisizione di scanner tridimensionali multimodali per integrare tecnologie più recenti, come i Gaussian splats, che consentono visualizzazioni tridimensionali in tempo reale.

Le applicazioni nel settore turistico rappresentano uno degli ambiti più promettenti. Flyover Zone ha già avviato collaborazioni con aziende europee del turismo e sta sviluppando ulteriori accordi negli Stati Uniti e in Medio Oriente. L’obiettivo è consentire ai visitatori di comprendere non solo ciò che resta dei monumenti, ma anche il loro aspetto originario, le modalità di utilizzo e il significato culturale che avevano per le società che li hanno costruiti.

Secondo Frischer, la realtà virtuale non sostituisce il viaggio, ma lo arricchisce. I visitatori possono esplorare virtualmente un sito prima della visita, acquisendo informazioni e formulando domande che renderanno più significativa l’esperienza sul posto. Una volta arrivati sul sito archeologico, applicazioni in realtà aumentata possono sovrapporre le ricostruzioni digitali ai resti conservati, consentendo una lettura simultanea del passato e del presente.

Un altro settore chiave è quello educativo. Studi condotti negli ultimi anni hanno evidenziato come i software immersivi abbiano effetti positivi sull’apprendimento e sul coinvolgimento degli studenti. Secondo Frischer, esistono ancora poche risorse di questo tipo dedicate alle discipline umanistiche, e proprio questa lacuna rappresenta lo spazio in cui Flyover Zone ha scelto di operare.

I docenti che utilizzano la piattaforma riportano livelli elevati di partecipazione da parte degli studenti. L’interesse non deriva soltanto dalla qualità delle immagini, ma soprattutto dalla possibilità di esplorare gli spazi storici in modo diretto e tridimensionale, un’esperienza difficilmente replicabile attraverso libri, fotografie o lezioni tradizionali.

Tra i momenti più significativi della sua carriera, Frischer ricorda il primo utilizzo di un visore Oculus Go per esplorare la ricostruzione del Foro Romano e, successivamente, la possibilità di sorvolare virtualmente l’intera Roma antica con un visore Quest. Esperienze che, a suo avviso, dimostrano come le tecnologie immersive possano contribuire a mantenere vivo l’interesse per il mondo classico e per il patrimonio culturale nel XXI secolo.

 

Flyover Zone

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