LidArc Initiative: una piattaforma globale per l’archeologia dei paesaggi nascosti

LidArc Initiative: una piattaforma globale per l’archeologia dei paesaggi nascosti

Un consorzio internazionale coordina rilievi LiDAR, intelligenza artificiale e verifiche sul campo per documentare territori coperti da vegetazione e fino ad ora poco indagate.

Finanziato con 20 milioni di dollari e attivo in Europa, Africa e Americhe, il progetto integra acquisizioni aeree e da drone, analisi automatizzate e collaborazione con istituzioni locali, promuovendo protocolli condivisi e accesso aperto ai dati per una nuova lettura comparativa dei paesaggi storici. 

LidArc Initiative rappresenta una svolta epocale nello studio dei paesaggi archeologici nascosti dalla vegetazione boschiva, affrontando uno dei limiti più persistenti dell’archeologia tradizionale: l’impossibilità di osservare e documentare ciò che si cela sotto fitte coperture arboree. Il progetto, sostenuto da un finanziamento di 20 milioni di dollari della Hitz Foundation e promosso dal Laboratorio di Archeologia dei Paesaggi e Telerilevamento (LAP&T) dell’Università di Siena insieme a Global Digital Heritage (GDH), integra rilievi LiDAR ad altissima risoluzione da aereo e drone, sistemi avanzati di intelligenza artificiale e verifiche sul campo tramite metodi geofisici e analisi XRF. L’obiettivo è costruire una nuova visione globale dell’archeologia dei paesaggi, capace di restituire forma e storia a territori rimasti invisibili per secoli.

Dall’inizio del XXI secolo, il LiDAR ha rivoluzionato l’archeologia, permettendo di attraversare virtualmente le chiome degli alberi e restituire modelli tridimensionali del terreno con una precisione impensabile fino a pochi anni fa.

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Tuttavia, nonostante il suo enorme potenziale, l’uso di questa tecnologia rimane limitato da costi elevati, mancanza di formazione specialistica e assenza di protocolli condivisi. LidArc nasce per colmare queste lacune, proponendo un approccio interdisciplinare e replicabile su scala mondiale, capace di adattarsi alla straordinaria varietà di contesti ambientali e culturali, dal Mediterraneo alle foreste tropicali, dalle regioni sub-sahariane all’America Centrale.

Il progetto si avvale di un consorzio internazionale di altissimo livello. La Fondazione Bruno Kessler sviluppa gli strumenti di intelligenza artificiale per la segmentazione semantica dei dati LiDAR, distinguendo vegetazione, terreno ed evidenze archeologiche. Il LAP&T dell’Università di Siena (Prof. Stefano Campana), insieme allo spin-off neXst, coordina la progettazione scientifica, l’acquisizione dei dati e le verifiche sul campo a livello globale, forte di decenni di esperienza nel telerilevamento archeologico. GDH, organizzazione no-profit dedicata alla documentazione e alla tutela del patrimonio culturale tramite tecnologie digitali, garantisce la piena accessibilità dei dati raccolti, in linea con la propria missione di democratizzazione della scienza. Le università americane di Texas Austin, Northern Arizona e Tulane contribuiscono con competenze avanzate nell’archeologia mesoamericana, mentre l’Università di Cape Town guida un vasto rilievo LiDAR di 36.000 km² sull’Altopiano di Highveld, integrato da analisi satellitari su un’area di 645.000 km² per documentare i paesaggi storici dell’Africa australe.

LidArc è già operativo in una decina di paesi, con attività che spaziano dalla macchia mediterranea alle foreste tropicali. L’interesse archeologico abbraccia un arco cronologico amplissimo, dalla preistoria alla contemporaneità, con l’obiettivo di identificare, documentare e interpretare le tracce materiali delle società del passato, collaborando strettamente con archeologi locali, istituzioni di tutela e comunità residenti. La struttura del progetto è aperta e in continua espansione: ogni unità è rappresentata da un Principal Investigator, ma nuove collaborazioni possono essere attivate sulla base di proposte scientifiche specifiche.

Uno degli interventi più significativi riguarda l’acquisizione di 5.000 km² nella bassa Toscana, dalla Maremma al Monte Amiata: la più vasta acquisizione LiDAR ad alta risoluzione mai realizzata in Europa per fini archeologici.

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I dati, raccolti nell’inverno 2026 tramite aeroplano, saranno elaborati da FBK e interpretati dal LAP&T e dai partner internazionali. Quando necessario, il progetto prevede approfondimenti tramite droni equipaggiati con sensori Riegl VUX-120, capaci di raggiungere risoluzioni fino a 1000 pt/m², utili sia per integrare rilievi aerei sia per supportare indagini indipendenti condotte da altri gruppi di ricerca. Due sistemi identici permettono di operare simultaneamente in aree diverse, ampliando la capacità di intervento e accelerando i tempi di acquisizione.

Per il 2026 sono già programmati numerosi casi studio in Italia (Toscana, Emilia, Lazio, Basilicata, Abruzzo, Sicilia) e all’estero, tra cui Albania, Serbia, Francia, Grecia, Spagna, Messico, Costa Rica, Amazzonia occidentale, Ande peruviane, Kenya, Tanzania e Sud Africa. Ogni contesto presenta sfide specifiche legate alla vegetazione, alla geomorfologia e alla storia culturale, contribuendo a costruire un quadro comparativo globale senza precedenti. La condivisione aperta dei dati, garantita da GDH, rappresenta un pilastro fondamentale del progetto, favorendo la gestione del patrimonio culturale, la ricerca scientifica e l’accesso pubblico alla conoscenza.

LidArc non è soltanto un progetto tecnologico, ma una nuova visione dell’archeologia: un modo innovativo di esplorare, comprendere e raccontare i paesaggi del passato, superando i limiti imposti dalla natura e restituendo visibilità a territori dimenticati. Grazie alla sinergia tra LiDAR, intelligenza artificiale e ricerca sul campo, il progetto promette di ridefinire la nostra comprensione dei paesaggi storici globali, inaugurando una nuova stagione di scoperte e aprendo la strada a collaborazioni scientifiche sempre più ampie e interdisciplinari.

 Fonte: GDH LidArc Initiative