E’ nella raccolta di racconti: Music for Chameleons (Musica per Camaleonti), di Truman Capote, pubblicato nel 1980 – scritto negli ultimi anni della sua vita- il ritratto senza filtri, di Marilyn Monroe. Capote non le manda a dire è pettegolo, scruta con lucidità.
Durante la lettura dei suoi scritti, intensifica i cinque sensi, attraverso la scelta calibrata di suoni, di ambienti e atmosfere. Nudo e crudo nel racconto di dettagli scomodi della realtà, iperbolico nella presentazione di se stesso, si muove tra il romanzo e il reportage giornalistico. In a Beautiful Child, racconta l’incontro con Marilyn nel 1955, durante il funerale dell’attrice Constance Collier: Marilyn, si tormenta il dito del pollice, lo mangiucchia, arriva in ritardo e in abito nero con foulard sulla testa, cambia umore nel giro di pochi secondi, ordina dello champagne e non ha i soldi per pagarlo, non è la diva costruita. Non manca di certo il sarcasmo dello scrittore, ma pagina dopo pagina, affiora un Truman che dinanzi alla bionda di Hollywood, si ammorbidisce, un velo di tristezza e di fragilità affiora, la medesima dell’autore.
A liberare Marilyn dalla immagine stereotipata della diva contribuisce anche, Elliot Erwitt (1928-2023) - figura centrale della fotografia del Novecento- che in alcuni scatti la immortala in accappatoio, seduta con un libro e un dito poggiato sul sopracciglio, o di schiena appoggiata alla finestra che ammicca l’obiettivo. Una sessione di scatto senza set, con la semplice luce che viene dalla finestra, è una Monroe più autentica e quotidiana. La ritrae sì, anche sul set del film: The Seven Year Itch, diretto da Billy Wilder nel 1955, nell’emblematico vestito che si solleva, non fu l’unico a scattare quell’istante, diversi fotografi fissarono quel momento, ma è nella sessione di scatti del 1956 che emerge una delle caratteristiche di Erwitt, come quella di Capote: captare l’essere umano in dimensioni eterogenee. Capote scandaglia la psiche, le zone d'ombra, le fragiltà con stile pungente, Erwitt il paradosso del quotidiano, la spontanietà.
Curiose le foto scattate al Black and White Ball, l'evento organizzato da Truman Capote al Plaza Hotel di New York per celebrare il sucesso del suo libro A sangue freddo, Erwitt viene ingaggiato dalla rivista Vogue per documentare l'evento mondano del secolo, utilizza pellicole a colori e si muove tra gli ospiti, insossando anche lui una maschera. Non un semplice reportage di cronaca, ma una potente satira della Manahttan degli anni 60. Le foto pubblicate su Vogue nel gennaio 1967 a corredo di un articolo di Gloria Steinem, immobilizzano per sempre nell'immaginario visivio l'alta società, prima della rivoluzione culturale della fine degli anni 60'. Nei suoi scatti emerge con prepotenza Truman, il vigile della serata, lo coglie con arguzia, dai suoi sguardi calcolatori agli occhi appesantiti, segnati dalle ore trascorse a reggere la maschera, no di certo la maschera domino, acquistata per soli 39 centesimi nel famoso negozio di giocattoli FAO Schwarz di New York.
Fig.2 - Marilyn Monroe, New York,1956 @Elliott Erwitt.
Erwitt lavora per riviste illustrate come: Look, LIFE, Collier's e Holiday. Ritratti, reportage, fotografie di strada, e campagne pubblicitarie lo accompagneranno per tutta la sua carriera. Non è stato solo il fotografo dei cani e dell’umorismo: è stato, prima di tutto, un fotogiornalista. Nel 1953 entra a far parte di Magnum Photos, fondata nel 1947 da Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger, William Vandivert e Rita Vandivert, inizialmente con il ruolo di membro associato e successivamente con il ruolo di presidente per tre mandati a partire dal 1968. Sostiene con forza l’importanza del copyright, battendosi affinché l’immagine sia attribuita al suo autore e non all’editore.
Erwitt attraversa tematiche ampie e meno note, tra queste figurano le fotografie di spazi museali e di mostre, messi in relazione con persone, oggetti e opere d’arte, oppure le spiagge, un luogo che frequenta e fotografa spesso con insolite e bizzarre connessioni. Le sue immagini presentano composizioni pulite, geometriche e proporzionate, frutto di una sapiente capacità di accostare momenti e livelli visivi diversi, con scatti spesso in bianco e nero, ma anche a colori, realizzati per diverse commissioni. Maestro della composizione, tra giustapposizioni buffe, tenere e tragicomiche, costruisce immagini e ci gioca, coinvolgendo anche lo spettatore nel gioco, che a distanza di tempo continua a incuriosirlo e a interrogare.
Fig. 4 - Fashion shoot, USA, 1990. @Elliot Erwitt. Fonte: Harry Ransom Center, The University of Texas at Austin
Fig.5 - Man looking at painting, Prado Museum, 1955 @Elliot Erwitt. Fonte: @Harry Ransom Center, The University of Texas at Austin
Tra le mostre in programma si segnala: Elliott Erwitt. Icons, inaugurata il 13 giugno 2026 e visitabile fino al 18 ottobre 2026 al JMUSEO di Jesolo (VE), curata da Biba Giacchetti con il project management e l’assistenza tecnica di Gabriele Accornero e Valentina Bruno.
A cura di Maria Chiara Spiezia
