Dagli anni 2000 l'uso dell'imaging iperspettrale di riflettanza nell'ambito della diagnostica dei beni culturali si è progressivamente affermato. Sviluppata inizialmente per le osservazioni della Terra da lontano, questa metodologia ha dimostrato un grande potenziale nello studio dei materiali impiegati dagli artisti e della loro distribuzione sulle superfici policrome. Oltre ad essere una tecnica non invasiva, l'imaging iperspettrale di riflettanza consente di raccogliere informazioni sia spaziali sia spettrali.
Viene acquisita, infatti, una sequenza di centinaia di immagini nelle regioni del visibile (400-750 nm) e del vicino infrarosso

