Il giorno 8 maggio al Museo Archeologico Nazionale di Venezia sono stati presentati i primi risultati delle nuove ricerche*, commissionate dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Venezia, ad gruppo di lavoro interdisciplinare, sulla Capsella di Samagher, uno dei manufatti più importanti delle collezioni veneziane, oggetto di recenti indagini diagnostiche, di un intervento manutentivo e di un nuovo piano di valorizzazione: il tutto all’insegna delle tecnologie più moderne e di livello scientifico più elevato, consone alla rilevanza del reperto.
La Capsella di Samagher (così chiamata dal luogo del rinvenimento, contrada Samagher, presso Pola, Croazia) è infatti un reliquario in avorio intagliato con rinforzi angolari ed accessori in argento (alt.18,5 cm, lungh. 20,5 cm, largh. x 16,01) di probabile officina romana, di valore eccezionale per la storia dell'arte paleocristiana, per la storia della Chiesa e per la storia dell'impero romano, grazie alle raffinate decorazioni a rilievo presenti sul coperchio e sui quattro lati. In particolare si fa qui solo un accenno ai motivi iconografici (Gesù che consegna la legge a Pietro e il “Trono vuoto”) raffigurati sul coperchio e sul lato anteriore che si ispirano alle raffigurazioni musive, non più conservate, del catino dell'abside della Basilica costantiniana di San Pietro, conosciute solo da disegni rinascimentali; il lato posteriore poi rappresenta la raffigurazione del presbiterio dell'antica Basilica Vaticana con la Memoria Petri, il monumento eretto da Costantino sulla tomba di Pietro, nell'aspetto che conservò fino alla fine del VI secolo. Fra i personaggi raffigurati sono stati riconosciuti, fra le varie ipotesi, Costantino ed Elena in visita nella Basilica Vaticana nel 326 nel lato posteriore, Galla Placidia con il piccolo Valentiniano nel lato sinistro, la moglie di Valentiniano Licinia Eudoxia con forse il marito e la figlia Eudocia nel 449-440 nel lato destro. Secondo un altro autore, Galla Placidia sarebbe l'unica protagonista del pellegrinaggio condotto a San Pietro ed in altre due chiese romane, forse per sciogliere un voto relativo all'incoronazione ad imperatore del figlio Valentiniano. La Capsella è datata alla metà del V sec. d. C. per caratteri stilistici e tipologici delle figure maschili e femminili e per il motivo iconografico del "Trono vuoto" che compare per la prima volta sul mosaico alla sommità dell'arco trionfale della Basilica di S. Maria Maggiore datato a dopo il 431 d.C. (Concilio di Efeso).