A Oderzo, nel trevigiano, un cantiere archeologico avviato in vista di un nuovo intervento di edilizia residenziale sta restituendo quella che gli studiosi ritengono essere il primo luogo di culto cristiano della città. I risultati preliminari delle indagini, tuttora in corso, sono stati presentati venerdì 19 giugno a Palazzo Foscolo, in un incontro promosso dall'Amministrazione comunale e dalla Soprintendenza di Padova.
Un cantiere partito da alcune trincee di controllo
Lo scavo, condotto dalla ditta Diego Malvestio e C. con il sostegno della committenza, ha preso avvio nel novembre 2025 nell'area dell'Ex Pescheria, nel centro storico cittadino. Le prime trincee di controllo avevano già segnalato il potenziale archeologico del sito, confermato dalle successive indagini in estensione richieste dalla Soprintendenza. L'area interessata dallo scavo copre oggi circa 30x30 metri, corrispondenti al lotto destinato alla futura edificazione.
Il settore si trova in un comparto già noto per la ricchezza di evidenze archeologiche: nelle vicinanze si trovano i mosaici figurati dell'ex orto Gasparinetti (oggi al Museo Archeologico "Eno Bellis") e il complesso delle Ex Carceri, che ha restituito sepolture tardoantiche e altomedievali oltre a un ridotto fortificato bizantino. Proprio in via Pescheria, secondo la tradizione, nel 1883 fu rinvenuto un mosaico policromo lungo circa 30 metri, poi ricoperto.
Una basilica a tre navate tra IV e V secolo
Le indagini hanno portato alla luce pavimentazioni musive policrome e imponenti strutture murarie, delle quali restano solo le fondazioni, individuate a circa 3 metri di profondità dal piano di calpestio attuale. Le murature, spesse fino a 1,20 metri e realizzate in laterizi legati con malta, poggiano su pali lignei infissi nel terreno alluvionale — una tecnica costruttiva finalizzata a garantire maggiore portata e stabilità. I due muri perimetrali presentano lesene esterne a intervalli regolari. Le evidenze permettono di ricostruire un edificio a pianta rettangolare, largo circa 23 metri e lungo almeno 30, suddiviso in tre navate con orientamento est-nord-est/ovest-sud-ovest. Le dimensioni complessive restano tuttavia incerte, poiché il fronte occidentale dell'edificio è stato tagliato, probabilmente in epoca medievale, dallo scavo del canale che tuttora delimita l'area lungo via Mazzini.
Tra gli elementi di maggior pregio, un pannello musivo lungo la navata laterale meridionale con un ottagono centrale a motivo di velario, inserito in una composizione di quadrati e losanghe. Si riconoscono inoltre schemi a ottagoni delimitati da trecce, cerchi allacciati con foglie d'acanto, motivi vegetali a edera o pelta e losanghe con croce iscritta: decorazioni riconducibili a repertori diffusi nell'Italia settentrionale in età tardoantica, che orientano una datazione del complesso tra la fine del IV e il V secolo d.C. Parte delle pavimentazioni risulta danneggiata da interventi edilizi novecenteschi e da antichi episodi di spoglio.
Area liturgica, officina e sepolture
Verso il limite orientale dell'area indagata sono emerse piccole basi quadrangolari, riferibili a pilastrini per transenne presbiteriali che delimitavano l'area liturgica — settore che si estende oltre i confini attuali dello scavo, dove non è stata ancora individuata l'abside. Nel settore sud-orientale, addossata all'edificio principale, è stata individuata un'area funzionale legata alla lavorazione e allo stoccaggio dei materiali da costruzione e decorazione, con tessere musive, frammenti marmorei e ceramici, vetri, manufatti metallici e una struttura di combustione interpretata come fornace. Tra i reperti spiccano tessere in pasta vitrea, indice del livello qualitativo della decorazione. Lo scavo ha restituito anche quattro sepolture a inumazione — tre bisome, tutte prive di corredo — disposte tra le lesene lungo il perimetrale meridionale. È in corso lo studio antropologico dei sette individui inumati, che insieme a future analisi specialistiche potrà chiarire meglio questo particolare contesto cimiteriale.
Prossimi passi: datazioni e valorizzazione
Sono in programma datazioni radiocarboniche sui resti ossei e sulle palificate lignee, utili a definire con maggiore precisione la cronologia del sito. Resta inoltre da chiarire, anche alla luce delle notizie sui primi vescovi di Oderzo, quale ruolo gerarchico rivestisse questa chiesa paleocristiana suburbana, situata un centinaio di metri a sud dell'attuale duomo cittadino. Le indagini sul campo sono a buon punto, ma il percorso è solo all'inizio: seguiranno approfondimenti, campagne di analisi e restauro e un progetto di valorizzazione. Soprintendenza, Amministrazione comunale e committenza condividono l'obiettivo di rendere il sito fruibile al pubblico, integrandolo in un percorso di visita all'interno del futuro complesso residenziale, che prevederà spazi dedicati ai servizi culturali e turistici.
Fonte: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Padova, Treviso e Belluno
