Grazie a un accordo del 2024 tra la Fondazione Alinari per la Fotografia e la Fondazione Cineteca di Bologna, con il sostegno di Regione Toscana e Regione Emilia-Romagna, uno dei fondi fotografici più importanti per la storia del Novecento bolognese torna in città nell’ambito di un ambizioso progetto di trasferimento, digitalizzazione e valorizzazione.
Lo studio di Achille e Vittorio Villani, fondato nel capoluogo emiliano nel 1914 e attivo sino al 1980, è stato capace di raccontare la società, l’arte, la moda, l’industria, l’economia del nostro Paese e, in particolare, di Bologna, facendosi testimone di circa 70 anni di storia in 500mila immagini. Il Fondo Villani, che oggi raccoglie il lavoro dello studio fotografico, fu acquisito dalla Fratelli Alinari IDEA S.p.a. nel 1988 in seguito al fallimento della Achille Villani e Figli S.r.l. L’Archivio, rimasto a Bologna per oltre 10 anni, fu poi trasferito a Firenze nella sua integralità nel 2001, presso la sede storica di Largo Alinari. Successivamente, la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana dichiarò di interesse storico particolarmente importante tutto il patrimonio Alinari, che, in quanto tale, divenne di proprietà della Regione Toscana nel 2019. Il trasferimento a Bologna, negli spazi rinnovati dell’Archivio Renato Zangheri di cinema e fotografia (già Parcheggio Giuriolo), nuovo polo culturale che raccoglierà in un’unica sede l’Archivio Fotografico e l’Archivio Film della Cineteca di Bologna e il laboratorio di restauro.
L’Immagine Ritrovata, mira non solamente a proseguire la corretta conservazione del Fondo, ma anche a facilitarne la fruibilità e svilupparne la valorizzazione. Per poter essere studiato, catalogato, digitalizzato e valorizzato in seno all’Archivio Fotografico della Cineteca di Bologna, il Fondo è stato diviso in 5 lotti con l’obiettivo, nel primo biennio, di digitalizzare 60mila negativi su pellicola e 30mila gelatine bromuro d’argento su lastra di vetro e di catalogare, da queste digitalizzazioni, l’intero patrimonio digitalizzato attraverso circa 3000 schede servizio. Ed è proprio qui che entra in gioco L’Immagine Ritrovata, incaricata dalla Cineteca della digitalizzazione di questo monumentale archivio fotografico. Un lavoro massivo di tali proporzioni, da eseguire in larga parte su supporti molto fragili, richiede la massima attenzione, organizzazione e professionalità: per questo la nostra équipe tecnica, altamente specializzata, ha messo a punto un workflow su misura per il progetto specifico, suddiviso in 8 step fondamentali, che illustriamo di seguito.
Ispezione dei materiali: tutti materiali ricevuti e le relative custodie sono stati ispezionati, suddivisi in base alla tipologia del supporto (35 mm o lastre di vetro) e sistematizzati in due tabelle riportanti tutte le informazioni disponibili per ogni singola immagine. In questo modo sono stati registrati:
circa 60.000 negativi in 35 mm, racchiusi in 8 scatole. All’interno di ogni scatola, i negativi erano protetti da pergamini e raggruppati per servizio fotografico in apposite buste;
circa 30.000 lastre di vetro, ognuna protetta da un pergamino e raccolte in scatole di archiviazione contenti in media 18 lastre l’una.
Provinatura terminata l’ispezione che ci ha permesso di attestare lo stato di conservazione dei materiali, sono passati a quella che chiamano “Provinatura”, una fase caratteristica del nostro metodo che consente, scattando una fotografia, di fornire una panoramica delle immagini appartenenti allo stesso servizio fotografico. Questo passaggio serve appunto a documentare il materiale ricevuto e a creare un archivio di riferimento facilmente consultabile e accessibile. Qualsiasi informazione catalografica presente sulle buste o sulle scatole di conservazione è stata inclusa nell' immagine, consentendo una contestualizzazione completa dei fotogrammi.

Fig. 2 - Esempio di cattura panoramica o “provino”. Fotografo: Lorenzo Burlando, 2025
Sulla base delle informazioni catalografiche e delle linee guida fornite dal referente della collezione, abbiamo elaborato un sistema di nomenclatura che è stato applicato durante l'intero processo di digitalizzazione: ogni fotogramma deve avere un numero univoco e gli eventuali sistemi di numerazione o denominazione originali sono stati riprodotti nella denominazione dei surrogati digitali. Nel caso specifico del Fondo Villani, esisteva un
registro accurato, annotato su una rubrica, con la numerazione e la catalogazione originali che ci ha permesso di reperire quasi tutte le informazioni utili sulla Collezione. Tutti i negativi in 35 mm sono risultati correttamente inseriti nella rubrica, mentre per le lastre di vetro la nomenclatura e la numerazione erano incomplete. In questo caso, il lavoro di inventario è stato svolto previamente dagli archivisti della Fondazione Cineteca, che ci
hanno fornito tutti i dati essenziali.
Questa fase di provinatura è una parte cruciale della nostra metodologia anche perché consente di identificare e documentare i fotogrammi non essenziali. Per gestire correttamente la collezione, è importante disporre di un registro completo di tutti i materiali ricevuti, anche se alcune immagini non possono essere processate. Per quanto riguarda i negativi 35 mm, per esempio, c’erano alcuni fotogrammi vuoti o non esposti che, pertanto, non sono stati digitalizzati; nel caso delle lastre di vetro, invece, sono state scartate quelle che risultavano estremamente danneggiate o rotte, oltre alle immagini che non è stato possibile estrarre dal pergamino. In questi casi, il difetto viene puntualmente registrato per tenere traccia degli originali che non è stato possibile acquisire digitalmente.
Pulizia: prima di poter digitalizzare le immagini, i supporti devono essere puliti. Nel caso dei negativi 35 mm del Fondo Villani, generalmente molto ben conservato, è stato perlopiù sufficiente rimuovere polvere e altre particelle estranee dal supporto e dal lato dell' emulsione, una pulizia a secco superficiale effettuata utilizzando apposite spazzole a setole morbide e soffiatori dell'aria. Per gli sporadici depositi di polvere o le macchie persistenti, invece, abbiamo effettuato dei test utilizzando alcool etilico e/o isopropilico, assicurandoci che questi solventi non entrassero in contatto con eventuali annotazioni presenti sui negativi. Questi solventi, che non penetrano nell' emulsione, risultano inefficaci contro le macchie chimiche (gialle, marroni o metalliche), causate da interazioni con elementi instabili o aggressivi presenti nell'ambiente in cui i negativi sono stati conservati. Anche nel caso dei negativi su lastra, è stato solitamente sufficiente spolverarne la superficie con una spazzola morbida, avendo cura, però, di maneggiare esclusivamente il lato in vetro per evitare di graffiare l’emulsione. Per i depositi o le macchie più ostinate, il lato in vetro della lastra è stato trattato con un panno antistatico e una soluzione composta per il 70% da acqua e per il 30% da alcol isopropilico.
Preparazione dei materiali: una volta puliti, i negativi vengono inseriti nei rispettivi holder (precedentemente puliti con un panno in microfibra e/o alcool etilico), appositamente progettati per posizionare l’originale in maniera ottimale per la cattura, preservandone al contempo l'integrità fisica

Fig.3 - Negativo 35 mm del Fondo Villani inserito nell’apposito holder, pronto per la digitalizzazione.
Fotografo: Lorenzo Burlando, 2025
Digitalizzazione: la cattura copre l' intera area dell'immagine negativa e, nel caso della pellicola da 35 mm, i bordi esterni delle perforazioni vengono coperti per garantire il corretto piano focale. Grazie al suo sistema di acquisizione, il PhaseOne utilizzato per questo grande progetto risulta molto più veloce di qualsiasi scanner o sistema di acquisizione convenzionale. Il PhaseOne, infatti, nella configurazione impostata nel nostro laboratorio, è in grado dielaborare un'immagine al secondo, pur consentendo all'operatore di modificare le impostazioni quando necessario. 
Fig. 4 - Cambio di lente nel PhaseOne. Fotografo: Lorenzo Burlando, 2025
I parametri ideali per questa lavorazione sono stati definiti sulla base di uno scatto di prova, utilizzato per valutare l'esposizione. Sperimentando con un passo in più e un passo in meno di apertura, abbiamo la possibilità di selezionare l'opzione migliore, mantenendo le impostazioni di velocità e apertura dell'otturatore per tutta la durata della sessione, compatibilmente con l’uniformità della pellicola e dei servizi da acquisire.
Metadatazione: durante la digitalizzazione, i metadati tecnici relativi all' origine dell'immagine digitale surrogata vengono generati automaticamente dai sistemi di acquisizione (EXIF), ma è possibile integrare altri metadati descrittivi, da definire con il detentore della collezione. In questo modo, possiamo garantire l'accuratezza della descrizione e, di conseguenza, la rilevanza a lungo termine dei surrogati digitali.
Post-produzione: il processo di post-produzione inizia con il crop dell' inquadratura in modo da includere l' intera area esposta. La copia digitale viene quindi convertita in un' immagine positiva, da cui vengono eliminate eventuali dominanti di colore per ottenere un equilibrio ottimale senza alterare le caratteristiche di esposizione originali (comprese la sottoesposizione o la sovraesposizione). Si possono poi aggiungere interventi più puntuali, da applicare a unaselezione di immagini, come pulizia, restauro digitale e una correzione cromatica più accurata. Nel caso della Collezione Villani, però, questi tipi di interventi localizzati e dettagliati non sono stati effettuati, in quanto non richiesto dal bando di gara.
Export: tutti i file creati sono personalizzati in base alle esigenze specifiche di ciascuna Istituzione. A seconda delle necessità, siamo in grado di fornire file RAW destinati alla conservazione a lungo termine, file master non compressi di alta qualità e ogni tipo di file di accesso.
