Questo numero di Archeomatica si immerge letteralmente in una dimensione ancora in larga parte inesplorata del patrimonio culturale: quella sommersa. Un universo fragile e complesso, che custodisce tracce fondamentali della storia del Mediterraneo e che oggi, più che mai, richiede nuove competenze, approcci interdisciplinari e tecnologie avanzate per essere studiato, conservato e valorizzato.
Il filo conduttore che attraversa l’intero numero è il rapporto tra ricerca, tutela e innovazione, in un contesto – quello dell’archeologia subacquea – dove le condizioni ambientali impongono sfide uniche. Il ruolo dell’Istituto Centrale per il Restauro emerge come riferimento consolidato a livello nazionale e internazionale, grazie a una lunga tradizione di interventi e metodologie sviluppate specificamente per i contesti sommersi.
Al centro si delinea una doppia prospettiva: da un lato il recupero e il restauro dei reperti, dall’altro la conservazione in situ, sempre più strategica per garantire la tutela di contesti difficilmente gestibili al di fuori del loro ambiente originario. In questo scenario, i parchi archeologici sommersi e i progetti di valorizzazione rappresentano veri e propri laboratori sperimentali, dove ricerca scientifica e fruizione pubblica trovano nuovi punti di equilibrio.
Il numero racconta inoltre la dimensione internazionale dell’archeologia subacquea, attraverso missioni, progetti di cooperazione e trasferimento di know-how che vedono l’Italia protagonista nel Mediterraneo e oltre. Dalle attività di ricerca lungo le coste nordafricane fino ai programmi europei, emerge un modello operativo capace di coniugare rigore scientifico e capacità applicativa.
Un elemento chiave è rappresentato dall’evoluzione tecnologica. Strumenti come ROV, sonar multibeam, sistemi GIS e tecniche di rilievo avanzato stanno rivoluzionando le modalità di indagine e documentazione dei fondali, ampliando enormemente le possibilità di conoscenza e monitoraggio. Parallelamente, le tecnologie di restauro in situ e i nuovi materiali sviluppati per l’ambiente subacqueo aprono prospettive inedite per la conservazione sostenibile del patrimonio.
Non manca una riflessione più ampia sul valore culturale e identitario di questo patrimonio, oggi esposto non solo ai rischi naturali ma anche a quelli geopolitici. In un Mediterraneo attraversato da tensioni e trasformazioni, la tutela dei beni sommersi diventa anche un tema di cooperazione internazionale e di responsabilità condivisa.
Nel complesso, questo numero restituisce l’immagine di un settore in piena evoluzione, in cui l’archeologia subacquea si configura come uno dei campi più avanzati dell’integrazione tra scienze, tecnologie e patrimonio culturale. Un ambito in cui il passato riemerge grazie all’innovazione, offrendo nuove chiavi di lettura per comprendere la storia e costruire strategie di tutela per il futuro.
Buona lettura!
• EDITORIALE
Pag. 3 Il legame tra l’Istituto Centrale per il Restauro e l’archeologia subacquea di Luigi Oliva
• PREFAZIONE
Pag. 6 Prefazione di Annalisa Cipriani
• INTRODUZIONE
Pag. 8 Una giornata speciale di archeologia subacquea con progetti internazionali in onore di Sebastiano Tusa di Giuliana Galli
• DOCUMENTAZIONE
Pag. 10 La missione dell’Istituto Centrale per il Restauro nella regione di Silin di Roberto Petriaggi
Pag. 16 L’esportazione del know-how italiano per la conservazione del patrimonio culturale subacqueo di Barbara Davidde Petriaggi
• RUBRICHE
Pag. 24 La Soprintendenza del Mare di Sebastiano Tusa di Valeria Li Vigni Tusa
Pag. 30 Ricerche archeologiche subacquee in Istria e in Croazia nell’ambito della cooperazione transfrontaliera di Rita Auriemma
Pag. 40 Naviganti, merci e approdi nell’Adriatico meridionale di Danilo Leone, Maria Turchiano
Pag. 48 Lo sviluppo sostenibile del Parco Sommerso di Baia di Fabio Pagano
• INSERZIONISTI
Pag. 2 SALONE INTERNAZIONALE DEL RESTAURO DI FERRARA
Pag. 15 CONFRESTAURO
Pag. 47 International Symposium on Archaeometry (ISA)
Pag. 50 TEOREMA
Pag. 51 CODEVINTEC
Pag. 52 XENIA SOLUTIONS
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